Vai al contenuto

Spari vicino a Trump, e sui social esplode il caso del mentalista: il video

Pubblicato il 26/04/2026 08:43 - Aggiornato il 26/04/2026 08:47

Oz Pearlman mentalista esegue giochi di prestigio al tavolo di Donald Trump

Un uomo armato apre il fuoco a pochi metri da Donald Trump. Il presidente viene messo in sicurezza, la cena annullata, gli ospiti evacuati. Sembra il copione di un film di spionaggio, ma è successo davvero nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2026, durante la tradizionale cena dell’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca — uno degli eventi più mondani del calendario politico americano.

Trump è uscito illeso. Anche il vicepresidente JD Vance è stato evacuato senza conseguenze. L’uomo armato, identificato come Cole Tomas Allen, 31 anni, residente a Torrance, un sobborgo di Los Angeles, è ora in custodia dell’FBI. Ingegnere, sviluppatore di videogiochi, insegnante part-time: non il profilo che ci si aspetta. La procuratrice federale Jeanine Pirro ha dichiarato che Allen è stato preliminarmente incriminato con due capi d’accusa — uso di un’arma da fuoco e aggressione di un agente con un’arma pericolosa — ma che arriveranno “molte altre accuse”. Come riportato da Il Tempo, l’incidente si è consumato all’esterno della sala da ballo, e l’evento sarà riprogrammato.

Fin qui i fatti. Poi sono arrivati i social.

Il mentalista, i giochi di prestigio e la teoria del complotto

Sui social network — X in particolare — si è scatenata quella che ormai è diventata una liturgia americana post-attentato: la caccia alle coincidenze. E stavolta il materiale non mancava.

Nella sala della cena, al tavolo di Trump, era seduto Oz Pearlman, uno dei mentalisti più famosi degli Stati Uniti. La scelta dell’intrattenitore della serata era già di per sé insolita: non un comico di grido, come da tradizione, ma un professionista dei giochi di prestigio e della lettura della mente. Durante la cena, Pearlman aveva eseguito alcuni numeri direttamente al tavolo del presidente.

In poche ore, un video che mostra quei momenti è diventato virale. E con esso sono esplose due “teorie” — entrambe, precisiamo subito, prive di qualsiasi riscontro.

La prima sostiene che i trucchi del mentalista fossero stati usati per distrarre Trump, Melania o gli agenti della sicurezza nel momento cruciale, facilitando così l’azione dell’uomo armato all’esterno. La seconda va ancora oltre: alcuni sostengono che determinati gesti di Pearlman fossero un segnale in codice per dare il via alla sparatoria.

Leggi anche: Trump, il British Medical Journal lancia l’allarme: “Serve una valutazione urgente sulla sua salute mentale”

Non ci sono prove di nulla di tutto questo. Zero. Nemmeno un indizio concreto che colleghi Pearlman a Cole Tomas Allen o a qualsiasi organizzazione. Ma nel clima polarizzato dell’America trumpiana — dove ogni evento traumatico viene istantaneamente smontato e rimontato in chiave narrativa — la verità spesso conta meno della storia che si vuole raccontare.

Il precedente di Butler e il cortocircuito dell’informazione

Chi segue la politica americana ricorda bene cosa successe dopo l’attentato di Butler, in Pennsylvania, nel luglio 2024: il proiettile che sfiorò l’orecchio di Trump, il pugno alzato al cielo, la foto iconica. E poi, nelle ore e nei giorni successivi, il delirio delle teorie — il cecchino lasciato salire sul tetto, i movimenti sospetti dei servizi, i presunti segnali in codice nelle comunicazioni radio.

Quel copione si sta ripetendo. Con una velocità e una capillarità che, grazie ai social, è oggi ancora maggiore. In pochi minuti dalla notizia degli spari, X era già inondato di screenshot, loop video, “analisi frame by frame” dei gesti di Pearlman.

Il problema non è che la gente si faccia domande — le domande sono sacrosante, specie quando si parla di un attentato al presidente degli Stati Uniti. Il problema è il cortocircuito tra la velocità con cui circolano le ipotesi e la lentezza con cui vengono verificate. Nell’intervallo tra i due, la teoria del complotto ha già fatto il giro del mondo e si è sedimentata nella testa di milioni di persone.

Chi è Cole Tomas Allen — e cosa sappiamo davvero

Donald Trump alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca 2026, sera degli spari

Lasciando da parte le teorie, concentriamoci su quello che sappiamo. Cole Tomas Allen, 31 anni, è laureato in ingegneria. Lavora come sviluppatore di videogiochi e fa l’insegnante part-time. Nessun precedente noto di militanza politica estrema, almeno non ancora emerso pubblicamente. Vive a Torrance, sobborgo di Los Angeles.

Le autorità non hanno ancora reso nota una movente chiara. Pirro ha parlato di “situazione molto mutevole” e di ulteriori accuse in arrivo. L’FBI sta conducendo le indagini. È possibile che nelle prossime ore emergano dettagli sul profilo ideologico o psicologico dell’uomo.

Quello che è certo è che si tratta del secondo episodio grave in meno di due anni — dopo Butler — in cui la sicurezza del presidente degli Stati Uniti è stata messa a rischio in un contesto pubblico. Il Secret Service dovrà rispondere di questo. E le domande su come un uomo armato abbia potuto avvicinarsi così tanto alla sede dell’evento sono più che legittime.

Il video di Oz Pearlman che fa giochi di prestigio è reale. La sparatoria è reale. Cole Tomas Allen è reale. Il nesso causale tra i tre è, allo stato attuale, completamente inventato.

La vera domanda — quella che merita una risposta — è un’altra: come ha fatto un uomo armato ad arrivare a pochi metri dal presidente degli Stati Uniti per la seconda volta in meno di due anni? Quella è la storia. Il resto è intrattenimento.