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“Non trasformiamo le proteste anti-razziste in una nuova caccia alle streghe”

Una protesta nata per denunciare una violenza assurda e ingiustificabile, quella che ha portato alla morte di George Floyd negli Stati Uniti. E trasformatasi nel grido rabbioso di tante persone che, in ogni angolo del mondo, si sentono ancora oggi discriminate. Ma come tutti le ribellioni, anche l’onda partita dagli Usa ha il suo lato oscuro, quello che rischia di trasformare la protesta in una vera e propria caccia alle streghe. E allora tanti big del mondo della musica, della letteratura e della politica hanno deciso di scendere in campo per evitare che il sacrosanto anti-razzismo si trasformi a sua volta in una forma di intolleranza.

"Non trasformiamo le proteste anti-razziste in una nuova caccia alle streghe"

Oltre 150 accademici, scrittori, giornalisti e artisti di fama mondiale hanno sottoscritto una lettera aperta pubblicata sulla testata Harper’s Magazine e ripresa dal New York Times per dire basta a questo clima di terrore. Un appello al quale hanno partecipato, tra i tanti, la romanziera Margaret Atwood, il jazzista afroamericano Wynton Marsalis, il guru della sinistra radicale Noam Chomsky , la saggista Ian Buruma e l’autrice di bestseller JK Rowling, che ha firmato negli anni la celebre saga di Harry Potter. Un no forte contro le campagne d’odio che hanno portato a eccessi come la richiesta di demolizione di statue di personaggi famosi del passato, tutti accusati a vario titolo di aver contribuito alle discriminazioni odierne.

"Non trasformiamo le proteste anti-razziste in una nuova caccia alle streghe"

Un’iniziativa importante, non solo per i grandi nomi scesi in campo. Molti dei firmatari, infatti, hanno sostenuto in maniera attiva le manifestazioni contro la brutalità della polizia e le disuguaglianze razziali esplose negli Stati Uniti dopo il 25 maggio, giorno in cui George Floyd venne ucciso da un ufficiale di polizia che ha spinto con il ginocchio sul suo collo per quasi dieci minuti, fino a soffocarlo. Le reazioni sono state tante, tutte legittime ma in alcuni casi anche estreme, violente. Al punto da spingere gli stessi promotori a dire “basta, fermiamoci e ricordiamoci chi siamo e perché dobbiamo far sentire la nostra voce”.

"Non trasformiamo le proteste anti-razziste in una nuova caccia alle streghe"

Nella lettera si legge, tra i tanti passaggi, che “le potenti proteste per la giustizia sociale e razziale non dovrebbero trasformare la resistenza in un brand dogmatico e coercitivo”. Il rischio è che la protesta si trasformi in una forma di censura, con messe alla gogna di chiunque provi a esprimere opinioni contrarie e una preoccupante tendenza a bollare come “sbagliato” tutti i contenuti che non si allineano perfettamente con le richieste dei manifestanti. Nell’appello, non a caso, si legge ancora: “Le cattive idee si sconfiggono attraverso la loro esposizione, l’argomentazione e la persuasione, non cercando di zittire o allontanarle. Rifiutiamo qualsiasi falsa scelta tra giustizia e libertà. L’una senza l’altra non possono esistere”.

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