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Chico Forti, dopo meme e post Di Maio è sparito. Perché? Semplice, conta come il 2 di picche

23 dicembre 2020: “Ho una bellissima notizia da darvi: Chico Forti tornerà in Italia”. Scriveva così il ministro degli Esteri Di Maio annunciando in un trionfalistico post su Facebook quello che voleva far passare per un suo successo. E poi altri post, meme, e via dicendo. Sei mesi dopo, però, di Chico Forti non si parla più, e lui continua a essere rinchiuso in un carcere di massima sicurezza a Miami. Che fine ha fatto Di Maio? Sparito. “Sei mesi di tempo tra l’annuncio del suo trasferimento e l’esecuzione ci sembravano più che sufficienti per superare gli eventuali ostacoli burocratici. Invece questa tragedia familiare, oltre che giudiziaria, sembra non avere mai fine. Chiediamo risposte e tempi certi. Da mesi nessuno ci dà più notizie”, attacca in un’intervista all’Adnkronos Gianni Forti, lo zio di Chico. (Continua a leggere dopo la foto)

L’ex velista e produttore televisivo che dal 2000 sta scontando negli Usa una condanna all’ergastolo per il presunto omicidio di Dale Pike, avvenuto il 15 febbraio 1998 a Miami, un omicidio del quale si è sempre professato innocente. Lo scorso 23 dicembre il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha annunciato il trasferimento in Italia di Chico Forti, da allora, però, il caso sembra aver subito uno stop. Come spiega l’Adnkronos, “al centro dell’impasse i documenti che il dipartimento della giustizia degli Stati Uniti d’America avrebbe dovuto mandare al ministero della Giustizia per accordarsi sulla commutazione della pena dal momento che l’ergastolo senza condizionale cui è stato condannato l’ex sportivo non esiste nell’ordinamento italiano”. E invece nulla, perché il nostro ministro degli Esteri alla prova dei fatti è impalpabile. (Continua a leggere dopo la foto)

“Senza questi documenti, che avrebbero dovuto essere spediti da tempo, Chico Forti non può rientrare in Italia – ribadisce adesso lo zio -. Dall’annuncio del ministro Di Maio sembrava che sarebbero passate poche settimane, lo aspettavamo il 14 febbraio per il compleanno della mamma che ha compiuto 93 anni, poi a Pasqua, infine a maggio. Invece, ancora niente. Restiamo fermi al palo. Gli americani non si fanno prendere dalla fretta, la fretta dovrebbe averla lo Stato italiano”. (Continua a leggere dopo la foto)

E’ preoccupato lo zio Gianni. Anche perché “Chico da mesi aspetta la buona notizia che ancora non arriva. Ormai è allo stremo, sfinito. È sempre stato un combattente, ma a tutto c’è un limite. È una tortura quotidiana. Con la pandemia poi ci sono stati problemi di comunicazione, vive in uno stato di quasi isolamento”. L’ultima comunicazione formale tra l’Italia e gli Usa è una lettera inviata dalla Guardasigilli lo scorso 10 marzo al governatore dello Stato della Florida, per “attirare la sua attenzione sul caso e fornire ulteriori rassicurazioni, al fine di favorire il trasferimento in Italia”. Una lettera a cui non è stata data risposta. “Non capisco perché il ministro non possa scrivere di nuovo per capire il motivo del ritardo nell’invio dei documenti”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Adesso è tempo che si ponga fine a questo rimpallo di responsabilità – dice senza usare giri di parole -. La Farnesina ha fatto la sua parte, ora tocca al ministero della Giustizia. Aspettiamo da sei mesi, credo che se c’è la buona volontà non serve l’eternità per trovare la soluzione a questo caso. Forse basterebbe alzare la cornetta o fare un viaggio là… Chiediamo risposte, aspettiamo ormai da troppo tempo”. (di Rossana Lo Castro)

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