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Il governo Draghi-Salvini è un fallimento. I dati su Pil e inflazione che lo bocciano

Alcuni esponenti politici si ostinano a parlare di “crescita record” mentre, in realtà, i numeri reali sono tutt’altro che confortanti: inflazione, Pil in calo, crollo dei consumi. Lo specchio di un fallimento politico che si abbatte come un’ascia sulle famiglie italiane.
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Un tonfo tutto italiano

Da Confcommercio arrivano dati molto preoccupanti, segno di un tonfo economico spaventoso. Nonostante ci siano politici come Renato Brunetta, che gioioso si ostina a sbandierare un successone gestionale, un vero e proprio “boom economico” secondo il ministro per la Pubblica Amministrazione, la realtà dei fatti è di ben altra natura. Ma Brunetta non è l’unico. Anche lo stesso Draghi, nel tentativo di giustificare l’utilizzo del Green Pass, descrivendolo anch’egli come “un grande successo” che avrebbe permesso all’economia di riprendere il proprio corso, viene ora smentito dai fatti. L’eredità della scellerata gestione pandemica di questo Governo (e di quelli precedenti), si mostra ora in tutto il suo ineluttabile realismo. Nella giornata di ieri, infatti, Confcommercio ha diffuso una serie di numeri tanto preoccupanti quanto attendibili.
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I numeri di un disastro

Innanzitutto rileviamo una brusca frenata della crescita: secondo le stime, nella media del primo trimestre, il Pil scenderà del 2,4% congiunturale, con conseguente rallentamento della crescita su base annua. Il Pil di marzo si attesterebbe sul -1,7/% rispetto a febbraio. Confcommercio ne ha anche sul cosiddetto Recovery Plan: «Con il pieno e ottimale sfruttamento delle risorse del Pnrr, difficilmente si raggiungerà, nella media del 2022, una crescita superiore al 3%» spiegano gli analisti, raffigurando uno scenario desolante. A tutto questo si deve aggiungere anche l’inflazione che schizza pericolosamente in alto: a marzo la crescita dei prezzi è stata dello 0,6% rispetto a febbraio e, su base annua, l’inflazione dovrebbe attestarsi sul 6,1%.
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Le cause sono molteplici

Non solo energia. Confcommercio spiega che le cause sono molteplici. Anche il settore alimentare per dirne uno. Uno scenario già fragile che si è inasprito ancora di più per via del conflitto in Ucraina che avrebbe «riacutizzato le incertezze». L’analisi spiega che: «Il conseguente peggioramento delle prospettive inflazionistiche ha una natura per niente transitoria. Bisogna dunque attrezzarsi a fronteggiare una fase di forte decelerazione dell’attività economica», sottolineando che «il persistere di forti tensioni sui mercati delle materie prime, energetiche e non, continua a spingere al rialzo la dinamica dei prezzi, tendenza che, pure in ipotesi di distensione inflazionistica e geopolitica, permarrebbe almeno fino ai mesi estivi». Insomma, non una fiammata.
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I costi per le famiglie

Lo scenario dipinto da Confcommercio si delinea come una vera e propria mannaia sulla cittadinanza italiana, facendo immaginare costi aumentati (per consumi irrinunciabili) di circa 1.800 a famiglia. Nel dettaglio, ogni nucleo famigliare spenderà ben 1.220 euro in più per luce e gas, 320 euro in più per il carburante e 286 euro in più per mangiare. Una situazione molto diversa da quella dipinta dal sig. Brunetta.
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Le menzogne dell’UE e della politica

L’economia di guerra, negata da Draghi, è già una dura realtà. Le prime parziali stime ci dicono che sono a rischio almeno 8 miliardi di euro e 80.000 posti di lavoro a causa del crollo delle esportazioni. La stessa produzione industriale, nel mese di gennaio, è scesa addirittura del 3,4% rispetto al mese precedente. Dalla Commissione Europea, Paolo Gentiloni aveva ammesso un piccolo rallentamento, affrettandosi però a spargere incauto ottimismo, dichiarando: «Prevediamo che la crescita riprenderà velocità già da questa primavera». Peccato che la realtà dei fatti dica l’esatto contrario. In definitiva, tutte le menzogne raccontate dall’Unione Europea e dal Governo stanno crollando come un castello di carte.

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