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Ecco chi è Ernesto Maria Ruffini, “l’amico” di Renzi che è stato nominato alla guida dell’agenzia dell’Entrate

Matteo Renzi non cede un millimetro: l’ex premier sta cercando in ogni modo di riposizionare Ernesto Maria Ruffini al vertice dell’Agenzia per le Entrate, una mossa che segue il tentativo degli scorsi mesi di sostituire il manager delle Ferrovie Gianfranco Battisti con Renato Mazzoncini. Un vero e proprio assalto alle posizioni chiave, quello del leader di Italia Viva, che mira soprattutto a quell’ente strategico che propone al ministero le strategie da attuare per contrastare l’evasione fiscale, oltre a gestire e organizzare i controlli sui redditi e sui tributi.

Ruffini aveva ricoperto in passato l’incarico, dalla durata complessiva di tre anni, per 12 mesi. Nel giugno 2018, il governo nato dall’alleanza tra Lega e Movimento Cinque Stelle lo aveva sostituito con il generale della Guardia di Finanza Antonino Maggiore: su quest’ultimo aveva puntato forte Luigi Di Maio, che al momento di presentarlo lo aveva definito come l’uomo che si sarebbe battuto per portare avanti in maniera decisa la lotta all’evasione fiscale. Una scelta figlia dello spoil system e che potrebbe però ora clamorosamente essere ribaltata, con uno sgarbo non da poco.

Ecco chi è Ernesto Maria Ruffini, “l’amico” di Renzi che è stato nominato alla guida dell’agenzia dell’Entrate.

Renzi vuole infatti Ruffini, al quale è molto legato e la cui presenza all’ultima Leopolda è stata annunciata in più d’una intervista dall’ex presidente del Consiglioin persona. Facile pensare, allora, che il leader di Italia Viva sia pronto a fare di tutto per rimetterlo alla guida dell’Agenzia delle Entrate, nonostante lo stesso Ruffini abbia fatto causa al ministero dell’Economia per la sua rimozione chiedendo due anni di stipendio mancanti, per un totale di 480 mila euro. Una causa persa in primo grado, con tanto di condanna alle spese legali.

C’è il problema della possibile incompatibilità, a mettere a rischio il trionfante ritorno in sella di Ruffini, bel frattempo finito ai vertici del settore sistemi e servizi del gruppo San Donato, il primo nella sanità privata italiana, e impiegato ora nello studio tributario milanese Falsitta e associati come responsabile della sede romana. E poi ci sono le polemiche con le quali è da tempo costretto a convivere. Ruffini era stato definito un “Pinocchio” quando la Corte dei Conti aveva smontato i toni trionfalistici con cui sciorinava i dati sul recupero fiscale. E a molti non è sfuggito il legame con Matteo Faggioli, avvocato e come Ruffini collaboratore dello studio Falsitta. Faggioli, per la cronaca, era stato registrato mentre, secondo l’accusa, conversava con l’immobiliarista Luigi Dagostino (computato dei genitori di Matteo Renzi) mentre discuteva della compilazione di un falso verbale d’assemblea per permettere a Dagostino l’acquisto di una villa provento di reato.

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