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Fanno la lotta all’evasione tassando contanti e prelievi. Sicuri che questa sia la strada giusta?

Torna dunque il grande tema: la lotta all’evasione. Ma siamo sicuri che il modo migliore per affrontare questa piaga sia tassare il contante? Il Centro studi di Confindustria propone un maggior utilizzo del pagamento digitale per far emergere gettito, con incentivi in questa direzione e disincentivi all’uso del contante. E sembra che il governo ora gli dia retta.

Nel concreto la proposta che si fa largo in queste ore è questa: un credito d’imposta del 2% per pagamenti elettronici e una commissione del 2% sui prelievi Atm sopra i 1.500 euro, con un gettito stimato di 3,4 miliardi l’anno. Per quanto riguarda l’incentivo all’uso della moneta elettronica, lo sgravio del 2% si applicherebbe a chi paga mediante carta di credito, debito e prepagate nominative o bonifico bancario.

Il consumatore paga il prezzo pieno ma accumula un credito che verrà contabilizzato e comunicato alla banca di appoggio della carta di pagamento. Nelle ipotesi formulate, un approccio adatto per rendere operativa la misura è quello usato per la detrazione degli interessi passivi sui mutui (aridaje).

L’impatto sulla finanza pubblica, a partire da gennaio 2020, quindi con la Manovra, sarebbe di -2,82 miliardi nel primo anno, -1,06 nel secondo, +71 milioni nel terzo e +2,48 miliardi nel quarto: la misura richiederebbe dunque una copertura iniziale… Come se non ne dovessero trovare già abbastanza.

Lo stop al contante, per questa via, non piace alla Confcommercio. L’associazone premette che “l’impulso alla diffusione di sistemi elettronici di pagamento sicuri e tracciabili va certamente perseguita”, ma indica una via diversa. “Bisogna agire anzitutto sul versante della riduzione dei costi che l’utilizzo di tali strumenti comporta a carico di consumatori ed imprese”.

La Confcommercio guarda ai suoi associati, nel normale gioco dei ruoli: “Risulterebbe utile un credito di imposta a favore degli esercenti per le commissioni pagate per l’accettazione di carte di debito e di credito. Una tassa in più, soprattutto in un momento di perdurante stagnazione dei consumi, non ci sembra francamente una buona idea”.

Scettico anche l’ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, da sempre fautore delle misure di contrasto all’evasione. “La proposta di Confindustria sui contanti non serve a molto. Se uno mette una tassa del 2% sul prelievo, questa viene aggirata comodamente. Dopodiché l’evasione non dipende soltanto dall’uso del contante al consumo, gran parte dell’evasione avviene senza contante, semplicemente manipolando i bilanci delle imprese”.

Non è però azzardato ipotizzare che il 2020 potrebbe essere l’anno di avvio dell’ultima e più intensa fase della guerra ai contanti.

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