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Più accise sul diesel: l’idea 5S per inquinare meno e favorire le nuove tecnologie

C’è una contraddizione non da poco tra le due anime del governo gialloverde. Quella che vede nello specifico da un lato schierarsi il leader della Lega Matteo Salvini, autore in tempi non sospetti della promessa agli italiani: “Ridurrò le accise sui carburanti”. Parole in contrasto con il contenuto del nuovo Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi varato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa e che si muove in direzione ostinata e contraria, suggerendo di andare a cercare fondi preziosi per il bilancio proprio da un aumento della tassazione sul diesel. Tasse che al momento sono più basse rispetto a quelle sulla benzina (0.617 al litro di accise ogni litro contro lo 0.728 della verde).

Alla base della decisione del ministro Cinque Stelle, una semplice valutazione: la diversa tassazione era stata decisa all’inizio degli anni ’90 quando il diesel era considerato meno inquinante. Aspetto, questo, poi completamente smentito da studi successivi. E dunque non ha più senso mantenere questo squilibrio. La mossa permetterebbe, secondo le stime, di raccogliere circa 5 miliardi di euro. Ma c’è dell’altro. L’inizio di una battaglia per un Paese meno inquinato, quell’Italia che secondo le stime è ancora oggi ai primi posti per morti premature legate all’atmosfera.

Un aumento della tassazione in questo senso, scoraggerebbe il ricorso al diesel favorendo, di contro, soluzioni più sostenibili sotto il profilo ambientale: elettricità, Gpl, metano. Certo, le famiglie italiane dovrebbero adeguarsi e inizialmente storcerebbero il naso. Ma d’altronde si tratta di un passaggio necessario per incentivare ulteriormente le ricerche verso le tecnologie del futuro, quelle che garantiranno un impatto meno devastante sul mondo che ci circonda.

Una sfida nella sfida, quella grillina, con un alleato di governo per niente intenzionato, al momento, a sottoscrivere l’impegno. Ma che vale la pena portare avanti, il prima possibile.

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