Vai al contenuto

Pesto del supermercato, classifica Altroconsumo 2026: solo 3 marchi si salvano

Pubblicato il 28/04/2026 08:05 - Aggiornato il 28/04/2026 09:32

Altroconsumo boccia quasi tutto: ecco il miglior pesto del supermercato

Il pesto confezionato venduto nei supermercati italiani finisce al centro di una nuova analisi di Altroconsumo, che ha preso in esame 79 prodotti tra versioni classiche, senza aglio, biologiche e varianti vegetali. Il risultato ha attirato subito l’attenzione perché nessun prodotto ha ottenuto una valutazione davvero positiva.

Secondo l’associazione dei consumatori, solo tre marchi sono riusciti a raggiungere la fascia “accettabile”, mentre tutti gli altri sono stati classificati come “scarsi” o “molto scarsi”. Una valutazione severa che riguarda non soltanto il gusto, ma soprattutto la qualità nutrizionale e il livello di trasformazione industriale del prodotto.

Perché il pesto industriale viene penalizzato

Alla base della valutazione negativa c’è soprattutto la composizione stessa del pesto industriale. Si tratta infatti di un alimento che contiene naturalmente:

  • olio extravergine d’oliva in quantità elevate
  • formaggi stagionati come parmigiano o pecorino
  • frutta secca come pinoli o anacardi
  • sale spesso in quantità importanti

Questi ingredienti rendono il prodotto ricco di grassi e sale, due parametri che incidono molto nei sistemi di valutazione nutrizionale. Inoltre, Altroconsumo ha considerato anche il grado di lavorazione industriale, elemento che ha abbassato ulteriormente i punteggi finali.

In pratica non è soltanto una questione di marca: secondo il metodo utilizzato, è proprio la natura del pesto confezionato a rendergli difficile ottenere un giudizio elevato.

I 3 pesti che si salvano nella classifica

Tra i 79 prodotti analizzati, soltanto tre hanno ottenuto una valutazione sufficiente per essere considerati “accettabili”:

  • Lettere dall’Italia (MD) Pesto alla genovese – 42 punti
  • Lettere dall’Italia (MD) Pesto senza aglio – 42 punti
  • Vemondo (Lidl) Pesto vegano al basilico – 41 punti

Si tratta quindi dei prodotti che, pur senza eccellere, sono riusciti a ottenere i punteggi migliori dell’intera indagine.

Leggi anche: Riso contaminato, segnalazione di Altroconsumo. Fate attenzione a queste tre marche

I marchi famosi tra i bocciati

Nella lunga lista dei prodotti giudicati insufficienti compaiono anche marchi molto conosciuti presenti abitualmente nei supermercati italiani. Tra questi figurano versioni di:

  • Barilla
  • Biffi
  • Buitoni
  • Tigullio
  • Coop
  • Conad
  • Esselunga
  • Carrefour

La presenza di brand noti tra i prodotti bocciati dimostra come il test non abbia premiato il nome del marchio, ma esclusivamente i parametri fissati per la valutazione nutrizionale e qualitativa.

Perché nessun pesto ha ottenuto un voto alto

Uno degli aspetti più discussi riguarda il fatto che nessun pesto abbia raggiunto una valutazione “buona”. Questo dipende dal sistema di analisi che considera soprattutto:

  • contenuto di grassi saturi
  • quantità di sale
  • presenza di additivi
  • grado di trasformazione industriale

Essendo il pesto un condimento tradizionalmente ricco, molti prodotti partono già svantaggiati. Per questo alcuni osservatori sottolineano che il risultato non significa necessariamente che il pesto industriale sia dannoso, ma che non rappresenta una scelta ideale dal punto di vista nutrizionale se consumato frequentemente.

L’alternativa migliore secondo gli esperti

Secondo molti nutrizionisti e secondo la stessa logica emersa dal test, la scelta migliore resta il pesto fatto in casa. Prepararlo consente infatti di:

  • controllare la quantità di sale
  • scegliere ingredienti freschi
  • usare olio di qualità
  • evitare conservanti e additivi

Chi invece preferisce il prodotto pronto dovrebbe leggere con attenzione l’etichetta, verificando soprattutto:

  • la percentuale di basilico
  • il tipo di olio utilizzato
  • la presenza di formaggi DOP
  • la quantità di sale

Una classifica destinata a far discutere

La nuova classifica di Altroconsumo è destinata a far discutere perché colpisce un prodotto simbolo della cucina italiana. Il dato che emerge con più forza è semplice: tra decine di pesti presenti sugli scaffali, solo tre riescono a limitare i danni, mentre per tutti gli altri il giudizio resta negativo.

Per i consumatori, il messaggio è chiaro: non tutti i pesti confezionati sono uguali, e scegliere con attenzione può fare una differenza concreta.