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La mafia fa incetta di aziende in crisi. Il risultato di come è stata gestita la crisi

Lavoratori e famiglie abbandonati, mancanza di aiuti e una serie di decisioni politiche che hanno mandato in crisi interi settori. E così la mafia ha approfittato dell’ennesima assenza dello Stato per impadronirsi vigliaccamente di migliaia di imprese italiane in difficoltà. I dati elaborati da Cerved in esclusiva per Repubblica offrono la prima fotografia dell’effetto della pandemia sul tessuto economico. L’agenzia specializzata nell’analisi del rischio delle imprese ne ricava uno scenario da allarme rosso: oltre 140mila società sono a rischio usura e riciclaggio, il doppio rispetto all’anno scorso. Non solo. I cambi di proprietà sono sempre più frequenti, ma questa cascata di vendite potrebbe addirittura aumentare. (Continua a leggere dopo la foto)

Spiega Floriana Bulfon sul quotidiano: “Nella prima fase della pandemia, in provincia di Napoli hanno cambiato proprietario 663 tra aziende e negozi. Il 2% del totale, molto più di quanto accadeva negli anni precedenti. Facile immaginare chi vende: imprenditori ed esercenti messi al tappeto dal lockdown. Ma chi acquista, in un momento di profonda crisi? Gente in grado di investire, con tanti soldi a disposizione. Un identikit che fa subito pensare alla mafia, pronta a sfruttare il Covid per allargare i suoi patrimoni. Il dramma è che lo stesso sta avvenendo a Roma, dove — tra fine febbraio e metà ottobre 2020 — sono state cedute 1.265 attività: identico incremento anomalo rispetto al passato. A Catania ne sono state contate 168. In entrambe le province la percentuale arriva all’1,8%”. (Continua a leggere dopo la foto)

Un quinto delle 723mila società di capitali esistenti in Italia infatti sono vicine al default, vittime di una crisi di liquidità che potrebbe renderle preda di chi invece ha molto cash da ripulire. Terreno fertile per la mafia. “I dati indicano che le imprese sono passate di mano soprattutto nelle regioni e nei settori dove i fenomeni di infiltrazione mafiosa sono più comuni – spiega a Repubblica l’amministratore delegato di Cerved, Andrea Mignanelli -. La crisi economica seguita alla pandemia è terreno ideale per la criminalità, che grazie all’ampia disponibilità di liquidi può acquisire il controllo di società in difficoltà”. (Continua a leggere dopo la foto)

Non a caso Campania, Lazio e Sicilia sono le regioni dove le cessioni sono più frequenti: lì emergenza sanitaria e lockdown si sono accaniti su un sistema già fragile. “Alcuni comparti soffrono in modo particolare. Gli autonoleggi rimasti senza turisti – 41 venduti su 1.432; le pompe di benzina – 52 su 1.825. Le cessioni anomale sono significative in edilizia e sale scommesse, passioni antiche delle cosche in affari. E poi la ristorazione, con il cambio di padrone per 586 società su oltre 33mila. Cui ne vanno aggiunte 500 legate all’ingrosso di alimentari”.

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