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Crisi sì, ma non per tutti: gli stipendi di ad e presidenti delle banche sono lievitati

I soldi per trovare gli imprenditori, i commercianti, i ristoratori, le tantissime categorie di lavoratori bloccati a casa a tempo indeterminato dal ministro della Salute Roberto Speranza non si trovano. Arriveranno, forse, in un non momento non ben precisato da Bruxelles, e non saranno certo sufficienti a far fronte da soli all’emergenza economica, figlia di quella sanitaria. Nel frattempo, però, le risorse vengono messe sul piatto per un ben più nobile obiettivo: gonfiare ulteriormente le già pesanti tasche dei vertici di banche e società partecipate. Con cifre che, in un momento di difficoltà generale come questo, non possono che far perdere la pazienza.

Crisi sì, ma non per tutti: gli stipendi di ad e presidenti delle banche sono lievitati

In questo senso, la palma del vincitore va di diritto ad Andrea Orcel, nuovo ceo di Unicredit, che sta per aggiudicarsi uno stipendio potenzialmente di 7,5 milioni di euro. Non sarà però l’unico a poter ricordare questo periodo come un’epoca d’oro, durante la quale il conto in banca è lievitato in maniera considerevole. Alessandro Vandelli, amministratore delegato uscente di Bper, ha visto ad esempio il suo compenso salire da 1,1 a 1,425 milioni di euro, come riportato da Milano Finanza. In termini percentuali, il salto in avanti più lungo l’ha fatto però Luigi Lovaglio, ad e dg del Creval, che ha incassato 1,837 milioni rispetto agli 887 mila del 2019.

Anche Credem, in questo senso, ha proceduto a qualche ritocchino verso l’alto: il presidente Lucio Zanon di Valgiurata è salito da 411 mila a 423 mila euro, mentre il direttore generale Nazzareno Gregori è passato da 643 mila a 652 mila euro. Non è andata troppo male, spostando altrove la lente d’ingrandimento, nemmeno al consigliere delegato della Popolare di Sondrio Mario Pedranzini, che ha visto il suo stipendio gonfiarsi verso l’alto, da 279 mila a 287 mila euro.

L’ad di Banca Mediolanum Massimo Doris guadagnerà ora 1,81 milioni di euro, un bel passo in avanti rispetto agli 1,33 del 2019, mentre Gian Maria Mossa di Banca Generali è passato da 983 mila a 1,07 milioni. Insomma, anche nel bel mezzo di una pandemia e con il Paese in ginocchio, c’è chi può sorridere, e parecchio. Perché per aiutare chi è in difficoltà, i soldi mancano. Ma per alzare gli stipendi, politici e manager trovano sempre nuove risorse, alla faccia del Covid-19.

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