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“Vogliono far tornare le mascherine a scuola”: il piano del governo per rimetterci il bavaglio

Pubblicato il 04/10/2022 11:23

Ci siamo illusi un po’ tutti, per qualche settimana, che con il calo dei contagi e dei ricoveri in ospedale l’emergenza Covid fosse finalmente alle spalle e i decisori politici ci avrebbero restituito le libertà sottratte. Niente di più sbagliato, purtroppo, nonostante gli stessi scienziati invitino all’ottimismo e il governo Draghi-Speranza sia ormai uscente. La linea non è cambiata e le viro-star del piccolo schermo sono già tornate alla carica, con previsioni nefaste sui mesi a venire e con un obiettivo ormai certificato: far tornare il prima possibile le mascherine sul volto degli italiani.

Nel giro di pochi giorni, ecco dunque prima Ilaria Capua auspicare nuovi obblighi per le mascherine in inverno, poi Walter Ricciardi sottolineare come in ospedale andrebbero comunque sempre indossate. Infine la presidente della Società italiana di pediatria Annamaria Stalano: “Bisogna rivalutare l’obbligo di coprire naso e bocca a scuola, perché i contagi tra i bambini stanno aumentando come segnato dall’Istituto superiore della sanità”.

Non solo. Secondo Stalano bisognerebbe anche “intensificare la campagna vaccinale in età pediatrica” visto che la copertura raggiunta finora sarebbe troppo bassa. Obiettivo mascherine, dunque, con particolare insistenza sull’obbligo tra i banchi di scuola. Il tutto nonostante, come spiegato da Alessandro Rico sulle pagine de La Verità, alla stragrande maggioranza dei ragazzi il Covid non stia creando alcun problema di salute: “Da 0 a 19 anni, la letalità della malattia si attesta al di sotto dello 0,1%”.

Sono cifre tali da giustificare questo rinnovato allarmismo? Ovviamente no, ma questo non fermerà certo i tifosi di lockdown e restrizioni. Nel frattempo, è esploso a scuola il solito caos relativo alle procedure da seguire in caso di contagio. Gli alunni che hanno avuto contatti con dei positivi hanno l’obbligo di indossare la mascherina Ffp2 per 10 giorni, ma sulla definizione di “contatti stretti” non c’è ancora una posizione condivisa. La responsabilità è stata scaricata sui dirigenti scolastici, che si assumono le responsabilità delle proprie scelte. I deliri, al solito, si diffondono molto più rapidamente delle infezioni.

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