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Il vaccino, poi il dramma: la storia di Valentina tra emorragie e denunce

La storia di Valentina Maccotta è terribile. Una delle tante, certamente troppe, legate al vaccino. Valentina non doveva vaccinarsi. Lo avevano detto gli stessi vaccinatori che l’hanno esentata dalla II dose, ma, nonostante alcuni problemi di salute dichiarati, la commissione aveva dato il via libera alla prima dose perché “non sono note controindicazioni”. Ma come ha raccontato a La Bussola Quotidiana, è stata tra la vita e la morte per un trombo e oggi rischia l’infertilità. “Ho denunciato Astrazeneca. I medici? Hanno lo scudo penale”. Intanto il legale non trova consulenti di parte: “Ne ho contattati venti: hanno paura dell’Ordine”. (Continua a leggere dopo la foto)

Dopo l’iniezione Valentina ha avuto fortissime emorragie nella zona uterina, che le hanno provocato il rischio infertilità e un intervento chirurgico salvavita. Così il suo legale ha denunciato AstraZeneca, riservandosi però di estendere la responsabilità a quei medici dell’Asl Roma 2 che, incautamente, ma al riparo della legge, le avevano dato il via libera alla prima dose nonostante i suoi problemi di salute. “Il caso è di fondamentale importanza perché mostra che cosa sia stata la campagna vaccinale in Italia, soprattutto nei primi mesi, quando non erano ancora riconosciuti molti degli effetti avversi gravi, come ad esempio le trombosi, ma si è proceduto comunque a vaccinare”. (Continua a leggere dopo la foto)

Valentina, di Anzio, 35 anni, mamma single, alla Bussola, accompagnata dal suo avvocato Claudio Scaramella, racconta il suo dramma. “I medici si sono consultati, erano in cinque e poi se ne sono usciti con un responso: ‘Al momento non abbiamo controindicazioni con Astrazeneca’. Ma si tratta di una frase tranello perché la mancanza di controindicazioni per pazienti con quelle patologie potrebbe essere dettata dal fatto che la campagna vaccinale era ancora agli inizi e molti casi non si conoscevano”. Eppure, si procede. Valentina riceve la prima dose. “La sera stessa arriva la notizia della morte dell’ufficiale di Marina vaccinatosi con Astrazeneca. Mi sale la paura”. (Continua a leggere dopo la foto)

Poche ore dopo, Valentina inizia a stare male. Dolori fortissimi che proseguono fino all’11 aprile quando la maestra, mentre è in riunione, sviene. Arriva il 118, l’emorragia alle ovaie è ingente. “Vengo operata d’urgenza, mi salvano la vita”. Il 26 maggio la donna è ormai fuori pericolo, ma porta i segni delle emorragie, con dolori che non si sono mai spenti. Torna al centro vaccinale per chiedere l’esenzione dalla seconda dose. E dopo aver portato la documentazione di quanto accaduto alcuni giorni prima, i medici la esentano subito dalla seconda dose e viene catalogata come non vaccinabile. (Continua a leggere dopo la foto)

Pochi giorni dopo arriva la notizia della morte di Camilla Canepa che porta al blocco del vaccino Astrazeneca nelle donne giovani. Oggi Valentina non ha più l’ovulazione, ha una cicatrice molto grande, ha cicli sballati e dolori persistenti e ha presentato una denuncia con il suo avvocato, ma la strada è in salita: il legale non riesce a trovare nessun medico disposto a fare una CTP (consulenza tecnica di parte) e che quindi li segua attestando il nesso di causa col vaccino.

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