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Ecco perché il vaccino ai giovani è più pericoloso del Covid: basta leggere i dati

Il commissario all’emergenza Covid Figliuolo parlando oggi con La Stampa ha detto che si devono iniziare a vaccinare tutti i ragazzi dai 12 anni in su. Il vaccino, quindi, secondo il generale in divisa e secondo il governo, dovrebbe essere fatto anche ai ragazzini. Ma non è tutto. Nel Cts c’è anche chi (vedi il professor Arbignani) sta premendo per inserire l’obbligo nelle fasce più giovani e abbassare addirittura l’asticella a 6 anni, perché secondo loro “i vaccini sono sicuri”. Tutto questo nonostante la comunità scientifica inizia a essere in maggioranza nell’utilizzare più di una cautela nei confronti delle somministrazioni ai più piccoli e nonostante l’inventore della tecnologia a mRNA messaggero (usata da Pfizer e Moderna) abbia direttamente sconsigliato i vaccini su quella fascia d’età perché i rischi superano i benefici. C’è dell’altro, però. (Continua a leggere dopo la foto)

I casi di cronaca nera e la carenza di una letteratura scientifica sufficientemente vasta, stanno portando politici, scienziati e cittadini a discutere sempre più sull’opportunità di somministrare o meno le dosi alle fasce più giovani della popolazione. Il via libera arrivato a fine maggio dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) anche per la fascia d’età 12-15 anni con il vaccino Pfizer ha aperto il vaso di Pandora. Perché sostanzialmente si sta procedendo con queste vaccinazioni sui più giovani in un’assenza quasi totale di dati a supporto della tesi pro vax. Anzi, i dati che ci sono dicono il contrario. E vediamo perché. (Continua a leggere dopo la foto)

I dati (come è possibile vedere nelle due immagini a corredo dell’articolo) rivelano infatti che la mortalità tra i minorenni sani è pressoché inesistente. Viceversa il rischio di eventi avversi a seguito di un vaccino è molto alta. Quindi vaccinando i giovani li esponiamo a quelli che anche gli scienziati definiscono “rischi non necessari”. Il Covid ha infatti una letalità molto bassa tra i più giovani (quelli che sono morti, sono morti a causa del vaccino in realtà. Basti ricordare il tragico decesso della 18enne ligure), valutata intorno allo 0,08 per cento sotto i 18 anni d’età. E poi: oltre il 40 per cento dei pazienti Covid ricoverati in ospedale sotto i 18 anni ha patologie pregresse (principalmente obesità e problemi polmonari). (Continua a leggere dopo la foto)

Inoltre, non è ancora possibile escludere con assoluta certezza l’ipotesi di reazioni avverse tra i giovani, anche gravi, a seguito di un vaccino; reazioni il cui rischio assoluto può essere addirittura maggiore del rischio dovuto al Covid stesso. Ossia la morte. Secondo i dati dell’Aifa e di Lab24 che abbiamo qui riportato, è facile dedurre che in assenza di patologie pregresse negli under 40 la letalità è statisticamente zero. Le reazioni avverse causate dal vaccino, invece, sono più frequenti in questa fascia d’età che in altre. È semplice, quindi. Se facciamo tornare la scienza a essere basata sui dati e non sulla politica e sugli interessi di Big Pharma, allora è evidente anche a un analfabeta che si deve assolutamente evitare il vaccino ai più giovani e ancor di più l’obbligo che vorrebbero imporre il generale e il suo governo.

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