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Vaccino ai bambini, se la soluzione è peggio del ‘problema’: ecco cosa ci dicono i dati sulle miocarditi infantili

Pubblicato il 28/11/2021 10:41

Per farsi un’idea sulla ‘convenienza’ nel vaccinare la fascia d’età tra i 5 e gli 11 anni sarebbe stato sufficiente leggere attentamente il reporti di Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul Corriere della Sera. Invece si va dritti come un fuso in questa direzione e c’è chi, come Giorgio Palù, si azzarda a dire che «Il Covid ormai è diventato una malattia pediatrica». Come ben sappiamo, ed è anche in questo caso sufficiente consultare i report settimanali dell’Istituto Superiore di Sanità, dall’inizio dell’epidemia al 17 novembre su 3,2 milioni di bambini dai 6 agli 11 anni di età, ne sono finiti in terapia intensiva 36 e sono morti in nove. In breve, un bambino positivo su 10.000 è finito in intensiva sviluppando gravi conseguenze. Sappiamo invece che tra i minori vaccinati Pfizer, negli Usa (ce lo riporta La Verità) negli Usa, nella fascia tra i 5 e i 17 anni (quindi il doppio di quella di cui si sta parlando) all’altro ieri risultavano 607 miocarditi e pericarditi, che vuol dire più o meno un caso ogni 10.000 vaccinati. Il conto è presto fatto e il rischio è che la soluzione sia peggio del problema che si propone di risolvere.

Ma questi dati non sembrano spaventare Silvio Brusaferro: «I casi di Covid sono in aumento soprattutto sotto i 17 anni d’età» dice l’esperto alla guida dell’Iss «fra i bimbi da 6 a 11 anni è in aumento l’incidenza». Andrea Crisanti, microbiologo dell’università di Padova, si spinge invece a dire che ritiene che quello della vaccinazione dei bambini sia «un falso problema». A Piazzapulita su La7, Crisanti si è definito «esitante» sul tema: «I bambini sottoposti a questo trial sono obiettivamente pochi e il trial non ha misurato la cosa più importante cioè la trasmissione, ma soltanto gli episodi clinici». «La maggior parte dei bambini non sviluppa episodi clinici e quindi non sappiamo se vaccinandoli blocchiamo o meno la trasmissione», continua Crisanti.

E il sospetto, a questo punto, è che questo ‘falso problema’ analizzato da Crisanti sia uno spauracchio agitato per distrarre dai forti tirardi relativi alla terza dose. E questo nonostante Palù, capo dell’Aifa, bastino appena 2.400 bambini vaccinati in via sperimentale negli Stati Uniti e che «non hanno avuto effetti avversi di rilievo». Poi nella politica c’è chi, come
Vincenzo De Luca, per spingere a vaccinare i minori mette in campo la palla della Dad: invita i genitori ad «affidarsi a chi ha competenza, e non agli imbecilli e narcisisti o filosofi in disarmo che raccontano idiozie». «Oggi il primo obiettivo è tenere aperte le scuole», rimarca. Come a dire, se non vuoi che tuo figlio rimanga indietro o peggio ancora sia additato come l”untore’ che ha fatto chiudere l’istituto, il vaccino è (de facto) obbligatorio.

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