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Unione europea contro l’agricoltura del Sud. La Sicilia ha bisogno di Italexit

Come già sappiamo, il Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, ha firmato un accordo con le Regioni del Centro-Nord che mira a spostare 2 miliardi di euro destinati all’economia del Sud, verso le altre Regioni. A farne la spesa sono appunto le regioni del Sud, come la Calabria, la Campania, la Basilicata, la Puglia e prima fra tutti la Sicilia. Come se non bastassero già le ingiustizie che l’Unione Europea riserva all’Italia e alle Regioni del Mezzogiorno, favorendo l’agricoltura e l’economia degli altri Stati, ci mette il carico da novanta anche il Governo Draghi. (continua dopo l’immagine)

Per questo motivo, il Movimento Siciliani Liberi “denuncia come gravissima la distrazione verso il Nord dei Fondi Europei destinati allo sviluppo rurale del Sud e sottoscrive pienamente la richiesta dell’associazione ‘Terra È Vita’ di dimissioni immediate del Ministro Patuanelli”. Si apre così il comunicato del Movimento Siciliani Liberi, che troviamo sul giornale inuovivespri.it

“L’agricoltura è la spina dorsale della nostra economia e non possiamo permettere che sia messa in discussione la sopravvivenza degli agricoltori” si continua a leggere nel comunicato. Per questo motivo il Movimento Siciliani Liberi crede che sia importante una sinergia tra i sicilianisti, gli indipendentisti e Italexit perché nell’Unione Europea la Sicilia e l’agricoltura siciliana non hanno alcun futuro.

Anche se Italexit con Paragone è un movimento nazionale, può essere la base di partenza per riunire tutte le forze autonomiste dei singoli territori, che vogliono preservare la loro unicità, senza doversi necessariamente uniformare al diktat dell’eurozona. Come sottolineato da Luigi Savoca, coordinatore regionale di Italexit Sicilia, con l’uscita dall’Unione Europea la Sicilia diventerebbe un avamposto strategico essenziale nel mediterraneo, snodo centrale dei rapporti fra Asia, Africa ed Europa. Sempre secondo Savoca, un’Italia senza UE potrebbe svolgere una politica attiva che punti sul Made in Italy, difendendo i propri interessi strategici senza alcuna interferenza degli altri Stati.

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