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Tutti a caccia di un posto nelle partecipate pubbliche: un giro di poltrone da 70 miliardi

Quindici società ancora da definire nelle posizioni di vertice, con ricchissime poltrone alla ricerca di qualcuno che le occupi. Tanti sono infatti gli organi sociali in scadenza in varie società pubbliche a partecipazione diretta dello Stato, tutti da rinnovare entro la primavera. Una corsa già iniziata, con i contendenti determinati a fare il possibile per tagliare il traguardo: in palio, d’altronde, c’è un tesoro che complessivamente ammonta a 70 miliardi di euro tra i vari Cassa Depositi e Prestiti, Ferrovie, Invimit, Rai, Ferrovie, Banca Mps e Leonardo.

Tutti a caccia di un posto nelle partecipate pubbliche: un giro di poltrone da 70 miliardi

Secondo l’ultimo censimento elaborato dal gruppo Comar, le poltrone ancora da riempire sono 500. Per le 15 partecipate dirette del ministero dell’Economia, i posti sono 91, particolarmente ambiti: si parla di società con fatturato da 69,8 miliardi di euro, che possono contare su oltre 190 mila impiegati “senza contare i 448,7 miliardi di euro in attivo e i 36 di patrimonio netto della sola Cdp”. L’infornata di nomine più corpose sarà quella delle partecipate indirette, da Anas alle controllate di Enel, Eni, Invitalia e Poste Italiane. Qui i posti vacanti sono ancora 427.

Tutti a caccia di un posto nelle partecipate pubbliche: un giro di poltrone da 70 miliardi

Sui nomi, l’incertezza resta tanta, con un unico punto fermo: molto più della tanto decantata meritocrazia di cui si è riempito a lungo la bocca il premier Mario Draghi (quello dei ritorni di Brunetta e Gelmini e della conferma di Speranza, per intenderci), ci sarà da rispettare la parità di genere. Sempre secondo i dati Comar, sui 518 componenti uscenti le donne sono 162, il 31,3%, ma risultanto più rappresentate nelle controllate dirette del Mef, dove la quota raggiunge il 33%, e nei collegi sindacali (35,8%).

Una partita complicata nella quale tutti hanno messo e metteranno bocca, con le più alte cariche amministrative del ministero del Tesoro, dello Sviluppo e dei Trasporti già impegnate nel braccio di ferro. Il ruolo del premier Draghi, in tutto questo, sarà quello di mediatore, alla ricerca di un equilibrio che finisca per accontentare tutti i partiti nelle rispettive logiche di spartizione del potere. Il tutto in tempi brevi, visto che diverse partecipate hanno già fissato le date delle rispettive assemblee. Non c’è tempo da perdere, insomma. E pazienza se il Paese, nel frattempo, avrebbe ben altre urgenze.

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