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“No ai prestiti del Recovery Fund”. Così Spagna e Portogallo svelano la truffa Ue

Il governo spagnolo sembra intenzionato ad accettare solo i 72,7 miliardi di aiuti diretti – e dunque a fondo perduto – del Recovery Fund ma si rifiuta, almeno nel breve termine, di accettare i quasi 70 miliardi di prestiti del Recovery Fund. Lo ha rivelato n anteprima il quotidiano El Pais che ha consultato fonti del governo e del ministero dell’Economia. Allo stesso modo anche il Portogallo fa una pernacchia all’Ue: il premier Antonio Costa ha comunicato le priorità di spesa per i circa 15 miliardi di grants, rimandando a una successiva valutazione l’impiego di 4,3 miliardi di loans (sui 10,8 di prestiti destinati a Lisbona).

Anche l’obiettivo di Costa è di non usare i prestiti, e, nel caso, il Portogallo li accetterebbe solo per lo stretto necessario. Anche la Francia potrebbe arrivare a una decisione del genere, sempre nell’ottica di non alzare il debito pubblico. In Italia, invece, non sembra esserci nessun dibattito di questo tipo, almeno per il momento. Conte e Gualtieri sono gli unici a non aver preso in considerazione questa ipotesi. Del resto loro eseguono i diktat europei e non ci provano nemmeno a sottrarsi al giogo di Bruxelles. Anche per questo un’Italexit è sempre più necessaria.

Ma perché Spegna, Portogallo e quasi certamente anche la Francia hanno deciso di scappare dal Recovery Fund? Perché i prestiti – come sempre quando c’è di mezzo l’Europa strozzina – saranno concessi a fronte di “maggiori” esigenze di spesa rispetto a quelle finanziate dai sussidi; sarà quindi necessario presentare progetti che esauriscano prima il plafond dei sussidi e dopo accedere a quello dei prestiti. Ne parlano chiaramente il considerando 29 e l’articolo 12. Inoltre, dopo le correzioni, incombe dappertutto la parola “sorveglianza”. La regola è sempre quella: fate i compitini imposti dall’Ue, quindi più tasse, o saranno guai. Soldi in cambio di sovranità.

Quale Stato sovrano, infatti, andrebbe a cacciarsi in un groviglio di rendiconti, stati di avanzamento intermedi, rispetto della coerenza con le raccomandazioni Paese, per contrarre debiti, quando c’è la Bce che crea denaro con un click e compra Btp, promettendo di tenerli nei suoi bilanci per un periodo molto lungo ed a costo zero? È questo il ragionamento che hanno fatto i governi di Madrid e Lisbona, i quali non hanno inserito la richiesta di finanziamenti europei a tasso zero nei loro piani nazionali spediti a Bruxelles. Roma, invece, non ci pensa nemmeno.

La ragione principale è molto semplice: Spagna e Portogallo vogliono tenere sotto controllo il loro debito. È una decisione che spiega anche i loro tentennamenti di fronte all’altra grande bufala europea: il Mes. Pedro Sanchez e Antonio Costa hanno sempre sottolineato che in questa fase i loro governi non ritengono necessario richiedere l’attivazione della linea di credito del Fondo Salva-Stati istituita per la pandemia. Non conviene (i tassi dei due Paesi sono piuttosto bassi) e al momento non ci sono problemi di liquidità, hanno più volte spiegato i due leader.

Spagna e Portogallo non ritengono dunque conveniente chiedere i fondi del Recovery più o meno per gli stessi motivi per cui non intendono chiedere i prestiti del Mes: si tratta di soldi che devono essere restituiti, dunque che fanno aumentare il debito, e che si portano dietro troppe condizionalità. Loro sono svegli, noi no.

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