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Sotto i 60 anni è un flop! La conferma dai dati ISS: “Vale anche per ospedalizzazioni e terapie intensive”

I dati arrivano direttamente dall’Iss: quelli che hanno ricevuto la terza dose hanno più probabilità d’infettarsi, finire in ospedale e persino in terapia intensiva rispetto agli inoculati con soli due «shot» oltre quattro mesi fa. Nonostante il clamoroso flop, Speranza continua a rincorrere il popolo italiano con la siringa in mano. Per quanto tempo ancora dovremo subire le manie persecutorie del Ministro della Salute e dell’esecutivo capitanato da Mario Draghi?
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Numeri solari certificano il flop

Come riportato da La Verità, ormai l’evidenza è granitica: sotto i 60 anni, chi ha la terza dose se la passa peggio di chi non ce l’ha. I numeri trasmessi dall’Istituto superiore di sanità sono del tutto solari. con l’espansione della variante Omicron, i booster stanno rapidamente perdendo la propria efficacia. Logicamente questa evidenza dovrebbe indurre gli espertoni ed il ministero a ricalcolare il rapporto rischi/benefici dell’iniezione, soprattutto in vista dell’ulteriore campagna autunnale di richiami già paventata (per non dire minacciata). Eppure, ad oggi, il mantra delle punture a cadenza quadrimestrale, ringalluzzito dalla promessa di farmaci aggiornati, resta il pilastro della strategia italiana. Alla faccia del “fidiamoci della scienza” invocato per due anni e mezzo da giornali, tv e Istituzioni.
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Tre punti chiave

La Verità cerca di fare chiarezza sulle clamorose rilevazioni dell’Iss che riguardano gli under 60. Dal report del 18 maggio, vanno tratte tre conclusioni che dovrebbero far drizzare le antenne a chiunque fosse davvero interessato a calibrare le politiche in base agli scenari.
1) Chi ha ricevuto la terza dose si infetta molto di più di chi si è vaccinato solo con due dosi da oltre quattro mesi. Tra 40 e 59 anni, addirittura, gli italiani con il booster si contagiano di più anche dei non vaccinati.
2) Chi ha ricevuto la terza dose finisce in ospedale di più di chi si è vaccinato con due dosi da meno di quattro mesi, e questo vale sia tra 12 e 39 anni, sia tra 40 e 59.
3) Chi ha ricevuto la terza dose finisce in terapia intensiva di più di chi si è vaccinato con due dosi, indipendentemente dal fatto che esse siano state somministrate da oltre o da meno di 120 giorni.
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Protezione risibile

Considerando che, tra il primo aprile e il primo maggio, gli ingressi in rianimazione sono stati talmente pochi che sarebbe inutile costruirci sopra una tendenza statistica, conviene sorvolare sul terzo punto. È il caso, semmai, di analizzare meglio i primi due elementi di riflessione. Da 12 a 39 anni, l’incidenza dei casi di Covid, dal 15 aprile al 15 maggio, è stata di 2.912 infezioni ogni 100.000 persone tra i non vaccinati, 1.218 tra i vaccinati da oltre quattro mesi, 3.054,4 tra i vaccinati più recenti e 2.892,1 tra i vaccinati con la terza dose. Da 40 a 59 anni, l’incidenza è stata di 2.429,4 casi tra i non vaccinati, 1.493 tra i vaccinati da oltre 120 giorni, 2.712,9 tra i vaccinati da meno di 120 giorni e 2.683,6 tra chi si è sottoposto al richiamo. Ciò che se ne deduce è che lo schermo offerto dal medicinale tarato sul virus di Wuhan, in presenza di Omicron e delle sue sottovarianti, si è enormemente indebolito. Inoltre, la “spintarella” del terzo shot lo consolida in modo inequivocabile.
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L’immunità naturale

Ma allora vien da chiedersi: come mai, se lo scudo vaccinale è diventato così fallace, gli inoculati con due dosi da più tempo sembrano essere quelli più al sicuro? La protezione, a questo punto, non dovrebbe essere terminata? Ebbene, una delle possibili motivazioni è che, tra gli under 60, pur avendo subito la puntura da oltre 120 giorni, siano per la maggior parte individui che, successivamente, si sono infettati con Omicron dopo la doppia iniezione. Dunque, questi soggetti beneficiano dell’immunità naturale, peraltro maturata in rapporto al ceppo virale prevalente. Omicron, appunto.
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Omicron cambia tutto

Un discorso tanto analogo quanto impressionante, vale per i conteggi dei ricoveri in area non critica. La Verità riporta che, in tale ambito, i non vaccinati si dimostrano più vulnerabili dei vaccinati a vario titolo. Ma c’è un “però”. Gli under 60 che si sono lasciati inoculare oltre 120 giorni fa risultano essere meno a rischio sia dei vaccinati recenti, sia di quelli con il booster. Tra 12 e 39 anni, l’incidenza delle ospedalizzazioni, nei vaccinati meno recenti, è di 6,2 ogni 100.000 persone; in quelli più «freschi» è di 16,3; in quelli «tridosati» è di 10,1. Nella fascia anagrafica 40-59 anni, l’incidenza varia dai 10,4 ricoveri tra i vaccinati da più di quattro mesi, ai 15,7 tra i vaccinati da meno di quattro mesi, agli 11,8 tra i vaccinati con booster. Dunque, ancora una volta, chi si è vaccinato da poco, nel contesto Omicron, risulta avere le armi spuntate. Inoltre, la terza puntura non aggiungerebbe nulla alle due eseguite prima di gennaio. Anzi, si registra addirittura un impatto negativo.
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Le previsioni smentite dell’Iss

L’Iss aveva spiegato il paradosso secondo cui gli under 40 con tre dosi pativano più ospedalizzazioni dei vaccinati con due shot, ricordando che, in quella fascia d’età, ad aver ricevuto il booster erano stati i fragili. «Con il tempo», prometteva l’ente, «le stime di efficacia riferite a questa popolazione risentiranno meno di questo fattore di confondimento». Peccato che sia successo esattamente il contrario di ciò che aveva previsto l’Iss. Infatti, la terza iniezione l’ha avuta anche chi scoppia di salute e non solo il «fattore di confondimento» non è scomparso, ma l’anomalia si è estesa alla categoria anagrafica immediatamente successiva, quella dei cittadini con età compresa tra 40 e 59 anni.
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Gli italiani hanno capito?

Infine, seppur decidessimo di non tener conto della questione degli effetti collaterali e del giallo sull’eccesso di morti under 40, avremmo comunque abbastanza elementi per asserire che qualcosa non sta funzionando. Fortunatamente, le inoculazioni delle terze dosi sono praticamente ferme già di per sé. Da inizio mese non sono mai arrivate a 11.000 al giorno. Venerdì si sono fermate a poco
più di 5.000. Forse, nonostante la martellante e mendace propaganda di Stato, gli italiani hanno capito da soli come stanno le cose.

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