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Si parla di “effetti avversi e cure alternative”. E il Politecnico di Torino dice no al convegno

Pubblicato il 18/11/2022 13:44

Parlare degli errori commessi durante la pandemia, soprattutto con l’abuso di restrizioni, o di cure alternative ai vaccini per combattere il Covid non è ancora permesso, nell’Italia del 2022. La conferma è arrivata da quanto accaduto a Torino in queste ore, dove il Politecnico ha ritirato il patrocinio a un evento che si sarebbe dovuto svolgere al Lingotto e che rischia di saltare visto che anche la sede non è stata più messa a disposizione degli organizzatori, ora alla disperata ricerca di un’alternativa. Come spiegato da Mario Giordano sulle pagine della Verità, sarebbero dovuti intervenire il ricercatore Peter Doshi e John Ioannidis, scienziati di fama internazionale che, però, si sono sempre rifiutati di entrare nella “setta degli adoratori dei vaccini”. Denunciando, da mesi a questa parte, i tanti sabotaggi subiti da parte di chi vuole ancora mettere loro il bavaglio. (Continua a leggere dopo la foto)

Secondo Giordano quella esercitata dal Politecnico torinese sarebbe una vera e propria forma di “censura. Discutere? Impossibile. Dibattere? Neppure”. “Oggi non è un bel giorno per la scienza in generale e per l’Accademia in particolare” ha commentato su Twitter uno dei partecipanti al congresso, il costituzionalista Vincenzo Baldini. Ma come si è arrivati a questo punto? (Continua a leggere dopo la foto)

Il responsabile della decisione, come rivelato da La Verità, è “il rettore Guido Saracco, che già si era messo in mostra nei mesi scorsi per aver fatto il cuoco in mensa insieme al vincitore di Masterchef e per aver lanciato un appello a Giorgia Meloni”, chiedendo alla premier meno burocrazia. Gli organizzatori, dal canto loro, avevano dichiarato di voler analizzare non solo l’efficacia dei vaccini, ma anche gli effetti avversi. Un tema che nel nostro Paese resta tabù. (Continua a leggere dopo la foto)

Gli organizzatori hanno anticipato la volontà di affrontare come “le terapie domiciliari”, i “risultati comparati dei lockdown” e gli effetti dell’uso “di protezioni individualie”, oltre che discutere “di diritti individuali e comunicazione” e “di censura”. Tematiche che, evidentemente, non possono essere affrontare a cuor leggero, ancora oggi.

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