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Scuola, scontro docenti-alunni: “Giusto chiudere”, “No, così paghiamo noi per tutti”

Tra i meriti (si perdoni l’ironia) che vanno riconosciuti a questo governo, c’è sicuramente la capacità di confondere, agitare costantemente le acque, creare divisioni tra gli appartenenti a uno stesso settore. Su tutti la scuola, segnata ormai da mesi di slanci in avanti e rapide retromarce che hanno finito per mettere l’uno contro l’altro genitori, alunni, docenti, presidi. A testimonianza del surreale risultato ottenuto dai giallorossi, Repubblica ha ospitato in queste ore uno scambio di vedute tra un professore di Caltagirone, in Sicilia, e una studentessa di Milano.

Scuola, scontro docenti-alunni: "Giusto chiudere", "No, così paghiamo noi per tutti"

“Professore, riaprire è possibile invece non lo fanno: lei dovrebbe essere dalla nostra parte”. “Lo sono, ho sposato la scuola per scelta, voglio che riapra. Ma ora, in queste condizioni, dico che non è possibile”. Lei si chiama Beatrice Casartelli, ha 16 anni e frequenta il liceo scientifico Volta a Milano. Nelle scorse ore è scesa in piazza Duomo per manifestare contro il ricorso continuo alla didattica a distanza. Lui è invece Salvo Amato, 50 anni, docente di informatica all’istituto tecnico e alberghiero Cucuzza-Euclide a Caltagirone, provincia di Catania. La studentessa ha chiesto riaperture, come incentivato “anche dall’Oms. Stiamo pagando, più di tutti chi vive in case piccole, con più fratelli, connessioni precarie, mancanza di dispositivi. Perdiamo nello studio, qualcuno si perde del tutto, ci mancano i compagni”.

Scuola, scontro docenti-alunni: "Giusto chiudere", "No, così paghiamo noi per tutti"

Per il professore, però, “anche in presenza con tutte le misure da rispettare non è pienamente scuola: io sono uno che gira tra i banchi, invece mi ritrovo a stare in cattedra senza nemmeno poter passare una penna. Il problema è che voi vi vedete poi fuori, mentre i ragazzi non dovrebbero incontrarsi. In questi ultimi mesi io ho visto solo cinque persone: più si sta a casa, meno ci si contagia”. Pronta la replica della studentessa: “Perché è stato permesso lo shopping a Natale? Eh no professore, non scaricate su di noi la responsabilità dei contagi, troppo facile dire che siamo irresponsabili: non lo siamo, non è che non capiamo la gravità di una pandemia. Però, ripeto, se aprono i negozi o altro, se sono state permesse le visite a Natale, perché le scuole rimangono chiuse?”.

Scuola, scontro docenti-alunni: "Giusto chiudere", "No, così paghiamo noi per tutti"

Insomma, se per l’uno si viaggia a un numero di contagi troppo alto e i giovani, vista la loro socialità, sono difficili da tenere sotto controllo, per la ragazza ci sono studi che dimostrano come “la scuola sia un luogo sicuro”. E i rimpianti cominciano a essere tanti: “Considerate la nostra sofferenza, sto perdendo una parte importante delle esperienze che potrei fare in adolescenza, nessuno mi restituirà i miei 16 anni. Noi non contiamo niente perché la scuola non fa profitti. L’economia deve andare avanti. Ma noi siamo il futuro, non possono lasciarci indietro”. E voi, da che parte state?

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