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M5S in crisi: 70 “ribelli” si organizzano. Guai per il governo e per l’alleanza col Pd

Il treno del M5S così come è stato conosciuto finora è giunto in stazione, al capolinea. Circa 70 parlamentari del Movimento si dicono pronti a non dare il loro appoggio al governo. 30 senatori e 40 deputati sono contro la fiducia. E si apre una spaccatura nel M5S che rischia davvero di mandare tutto in pezzi. Neanche ha fatto in tempo a partire che il nuovo governo deve già fare la conta alla Camera e al Senato per vedere se ha la fiducia. I numeri dovrebbero tranquillizzare, anche se lo smottamento diventa così un nodo politico, visto che Pd, M5s e Leu hanno puntato molto sulla loro alleanza anche in vista delle elezioni. Tanto Grillo quanto Casaleggio ora stanno provando a ridurre le tensioni per far partire il governo in tranquillità. Il Corriere parla di un’area di dissenso ridotta già a una decina di deputati e a massimo 20 senatori. (Continua a leggere dopo la foto)

Casaleggio a tal proposito ha lanciato un appello ai dissidenti: “Se non siete favorevoli, considerate almeno la via dell’astensione”. Una frase che però non avrebbe fatto che gettare altra benzina sul fuoco, tanto che qualcuno (dall’ala governista) parla di “inaccettabile ingerenza”. La senatrice Barbara Lezzi ha ribadito il proprio No e la richiesta di una seconda votazione su Rousseau; a lei si sono uniti Mattia Crucioli, anch’egli senatore, e Pino Cabras, deputato. Alla Camera sono orientati al No anche Francesco Forciniti, Alvise Maniero e Raphael Raduzzi. E i dissidenti ora pensano addirittura a un loro gruppo, spaccando del tutto il M5s. Un soggetto di fuoriusciti che incalzi il governo e il Movimento. (Continua a leggere dopo la foto)

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La dirigenza del M5s, da Vito Crimi a Luigi Di Maio, come riporta l’HuffingtonPost “ha aperto un canale di dialogo con tutti i dissidenti sul cosiddetto ‘lodo Brescia’ dal nome di Giuseppe Brescia che sabato ha fatto notare come si possa incidere sulle scelte del governo più come voce critica all’interno del Movimento che non fuori dalla maggioranza di governo. Martedì 16 si voterà su Rousseau sulla nuova governance del Movimento che prevede un direttorio di 5 persone, entro cui potrebbe trovare posto la voce della minoranza, che avrebbe dunque garanzie interne”. (Continua a leggere dopo la foto)

L’obiettivo è di ridurre a non più di 20 il numero dei senatori dissidenti (sui 92 complessivi) e a una decina quelli a Montecitorio (su 190). “A perorare la causa del sì al governo è stato in serata di nuovo Beppe Grillo: in un post ha raffigurato Draghi con la scritta ‘Now the environment. Whatever it takes’. Ora l’ambiente, a qualsiasi costo. Davide Casaleggio ha invece invitato ‘chi è a disagio’ ad astenersi, evitando il ‘no’ alla fiducia, così da ‘non spaccare i gruppi parlamentari’ e a non contraddire il responso della sua creatura, Rousseau”. Ma tutto ormai è in salita. Il M5S è prossimo alla scissione?

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