
Bussava sul vetro. Non è una metafora. Non è un modo di dire. Secondo quanto emerso dall’inchiesta della Procura di Milano su Gianluca Rocchi, il designatore degli arbitri di Serie A e B — ora autosospeso — si sarebbe avvicinato fisicamente alla sala VAR di Lissone durante la partita Udinese-Parma del 1° marzo 2025 e avrebbe bussato sul vetro per richiamare l’attenzione dell’arbitro VAR Daniele Paterna, che inizialmente aveva valutato come non punibile un possibile fallo di mano.
Paterna si sarebbe girato, avrebbe chiesto “è rigore?”, e avrebbe poi cambiato indicazione — suggerendo all’arbitro in campo Fabio Maresca di effettuare l’On Field Review, da cui è scaturito il calcio di rigore. Un rigore che ha deciso la partita: Udinese-Parma finì 1-0.
Ma c’è un elemento nuovo, emerso nelle ultime ore: Daniele Paterna è ora indagato per falsa testimonianza. L’arbitro VAR avrebbe fornito risposte non veritiere al pm Maurizio Ascione durante la sua audizione. Chi mente in un’indagine per frode sportiva sta coprendo qualcosa. La domanda è cosa.
Noi avevamo già raccontato le prime fasi di questa vicenda: l’indagine su Rocchi e i possibili scenari di penalizzazione, e poi l’autosospensione di Rocchi e Gervasoni con le quattro partite nel mirino. Ora lo scandalo si allarga ulteriormente, con un terzo indagato e dettagli che rendono il quadro ancora più pesante.
Il quadro completo: tre indagati, cinque partite, un sistema
Facciamo il punto su tutto quello che sappiamo. Gli indagati sono ora tre:
Gianluca Rocchi — designatore CAN, autosospeso. Accuse: concorso in frode sportiva per designazioni pilotate a favore dell’Inter (Bologna-Inter e la gestione di Doveri per la Coppa Italia) e per la pressione fisica esercitata nella sala VAR di Lissone durante Udinese-Parma.
Andrea Gervasoni — supervisore VAR, autosospeso. Accuse: concorso in frode sportiva per un episodio simile a quello di Lissone, verificatosi durante Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025 in Serie B. Gervasoni avrebbe sollecitato il VAR Nasca, portando alla concessione di un rigore alla squadra emiliana. Un quinto episodio che si aggiunge ai quattro già noti.
Daniele Paterna — arbitro VAR, non autosospeso. Accusa: falsa testimonianza nelle dichiarazioni rese al pm durante l’indagine.
Le partite nel fascicolo sono ora cinque: Bologna-Inter (Serie A, 20 aprile 2025), Milan-Inter (Coppa Italia, semifinale di ritorno, 23 aprile 2025), Udinese-Parma (Serie A, 1° marzo 2025), Inter-Verona (Serie A, 8 gennaio 2024) e Salernitana-Modena (Serie B, 8 marzo 2025). Rocchi è stato convocato per comparire davanti al pm il 30 aprile.
Scandalo arbitri, parla Marotta: «Ci meraviglia»
Nel prepartita di Torino-Inter — la partita che avrebbe potuto consegnare lo scudetto ai nerazzurri, poi terminata 2-2 con festa rimandata — Giuseppe Marotta ha affrontato il tema ai microfoni di Sky Sport e Dazn. Le sue parole meritano di essere citate per intero, perché sono costruite con la precisione di chi sa di essere sotto i riflettori.
“Noi non abbiamo arbitri graditi o sgraditi, sappiamo di aver agito nella massima correttezza”, ha detto il presidente nerazzurro. Poi ha aggiunto: “L’anno scorso è stata una annata in cui oggettivamente abbiamo avuto anche decisioni avverse e acclarate successivamente dai vertici arbitrali, mi riferisco al rigore non dato in occasione di Inter-Roma.”
Marotta ha poi chiuso così: “Noi abbiamo appreso tutto dalla stampa, le dichiarazioni e i comunicati usciti ci meravigliano.”
Il presidente dell’Inter ha ribadito che il club “è estraneo e lo sarà anche in futuro”, concentrandosi sulla corsa allo scudetto. Al momento nessun tesserato nerazzurro è indagato, nessun procedimento è stato aperto contro il club.
Cosa rischia davvero l’Inter
La risposta onesta, in questo momento, è: poco o niente sul piano sportivo immediato. La frode sportiva è un reato penale. Per avere conseguenze sul campo — penalizzazioni, squalifiche, revoca di titoli — servirebbe un deferimento della Procura Federale della FIGC nei confronti dell’Inter come società. E al momento quel deferimento non esiste, perché nessun tesserato nerazzurro risulta coinvolto nell’indagine.
Sul fronte istituzionale, si torna a parlare di commissariamento della FIGC. Il ministro dello Sport Andrea Abodi spinge in questa direzione da tempo, ma lo scandalo attuale — che coinvolge singoli dirigenti dell’AIA, non la Federazione nel suo insieme — non crea automaticamente gli estremi giuridici per commissariare l’intera struttura. La settimana prossima il Comitato Nazionale dell’AIA nominerà un designatore ad interim per gestire le ultime giornate di campionato. Rocchi era comunque a fine mandato (scadenza giugno 2026): la sua uscita di scena era prevista, è stata solo brutalmente accelerata.
Il gesto che spiega tutto
Tra tutti i dettagli emersi in questi giorni, quello del bussare sul vetro è il più rivelatore. Non perché sia il più grave sul piano giuridico — lo è la falsa testimonianza di Paterna, se confermata — ma perché racconta un sistema nel modo più visivo e immediato possibile.
Il VAR dovrebbe essere uno strumento di controllo indipendente. Una stanza separata, con protocolli rigidi, dove gli arbitri analizzano le immagini in autonomia e comunicano con il campo attraverso canali definiti. Se il designatore può fisicamente avvicinarsi al vetro della sala e far capire con un gesto cosa si aspetta, allora l’indipendenza del VAR è una finzione. Non un protocollo violato: una finzione strutturale.
Vent’anni dopo Calciopoli, la tecnologia che doveva rendere il calcio più trasparente si è rivelata uno strumento in più da controllare. Il VAR non ha eliminato le interferenze — le ha spostate in una stanza con un vetro.
E qualcuno bussava su quel vetro.
