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Report, perquisizioni nella redazione del programma e nella casa di un giornalista: cosa sta succedendo

Pubblicato il 24/05/2022 12:51

Giornata di agitazione all’interno della redazione del programma Rai Tre Report, condotto da Sigfrido Ranucci. La redazione è stata infatti perquisita dagli agenti della Direzione investigativa antimafia, che si sono poi recati anche nell’abitazione del giornalista Paolo Mondani. Il motivo? Un servizio dal titolo “La bestia nera” all’interno del quale lo stesso Mondani tentava di ricostruire i legami tra estremisti di destra e gli uomini della mafia responsabili della morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta.

Lo stesso Mondani ha ricevuto la visita degli agenti anche nella propria abitazione, per ulteriori perquisizioni. L’operazione, secondo il procuratore Salvatore De Luca “a carico di un giornalista di Report, che non è indagato non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal cronista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente a una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario”.

La notizia è stata data dallo stesso Ranucci, conduttore di Report, secondo il quale le perquisizioni avrebbero il fine di “sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci. Gli investigatori cercano atti e testimonianze su telefonini e pc. Da parte nostra c’è massima collaborazione. Siamo contenti se abbiamo dato un contributo alla magistratura per esplorare parti oscure”.

“Il collega – ha spiegato Ranucci all’Ansa – aveva già avuto un colloquio con il procuratore. Noi siamo sempre stati collaborativi con la giustizia, pur garantendo il diritto alla riservatezza delle fonti. Il decreto di perquisizione riporta la data del 20 maggio, cioè tre giorni prima della messa in onda del servizio. Non è un atto ostile nei nostri confronti. Ovviamente abbiamo messo al corrente l’ufficio legale, l’ad Fuortes e il nostro direttore”.

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