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Reddito di cittadinanza addio? Misiani e il Pd parlano di “revisione”, il M5S tace

Il Partito Democratico si fa forza. Si dice di aver vinto le elezioni in Emilia Romagna (non tenendo conto di chi gli ha dato una grossa mano, vedi le Sardine ad esempio, o Renzi) e ora inizia a fare la voce grossa all’interno del governo. E così, se nel Conte 1 l’azionista di minoranza, che era la Lega, si è pappato i 5 Stelle imponendo la linea, anche nel Conte 2 si ripete lo schema: il Pd era entrato dalla finestra e ora finirà per dettare l’agenda mettendo all’angolo il fu Movimento. Un’altra prova tangibile – insieme a quella sul potere decisionale sulle nomine delle Partecipate – arriva dalle recenti dichiarazioni del viceministro all’Economia, il dem Antonio Misiani che parla di un “tagliando” al reddito di cittadinanza. Vuol dire, dunque, dare una bella verniciata alla manovra simbolo dei 5 Stelle.

E quella che era stata una delle grandi conquiste del Movimento, ora rischia di andare in pensione dopo neanche un anno di regime. “Penso che il reddito serva e vada mantenuto, ma migliorandone il funzionamento” e che sia però “sicuramente utile fare un tagliando”, perciò “discutendone con gli enti locali e le realtà del terzo settore che sul campo combattono ogni giorno la povertà”, dice il numero due del Mef in un’intervista al Corriere della Sera.

Misiani aggiunge anche che il Reddito “è operativo da meno di un anno” ed “era necessario introdurre in Italia una misura universale contro la povertà”, aveva cominciato il governo di centrosinistra con il Reddito di inclusione, poi ha proseguito il primo governo Conte con il Reddito di cittadinanza, e adesso le critiche del Fondo Monetario Internazionale che in un report dice che il Reddito va rivisto perché da un lato penalizza le famiglie numerose e dall’altro disincentiva il lavoro, in particolare al Sud, “rispecchiano in parte il dibattito che c’è stato in Italia nei mesi scorsi” riconosce il viceministro.

Quindi, il Fondo Monetario tira le orecchie all’Italia e il Pd obbedisce, trascinando con sé tutto il governo, Movimento 5 Stelle compreso. Da qui la necessità di avviare un “tagliando”, come dice Misiani. Infine, un altro bell’annuncio: “Il governo ha già detto che non confermerà Quota 100”, e spiega che l’esecutivo ha avviato un dialogo con le parti sociali “per costruire meccanismi di flessibilità più equi e finanziariamente sostenibili”.

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