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Puzza di (gas) bruciato! La folle iniziativa dei produttori statunitensi: “Pensano solo al denaro”

Pubblicato il 28/10/2022 14:21 - Aggiornato il 28/10/2022 19:25

Tra le follie di queste settimane concitate in cui il tema dominante nell’agenda dei leader mondiali è l’approvvigionamento energetico, succede anche che ci sia chi è costretto a… bruciare il gas in eccesso. Dall’inizio della crisi in Ucraina, infatti, gli Stati Uniti hanno fatto affari d’oro, raddoppiando di fatto le loro forniture di metano liquefatto, il gnl, diretto verso il Vecchio Continente. Ora, però, i Paesi Ue hanno riempito le riserve per l’inverno, la domanda si è drasticamente ridotta e il mercato del gas, già schizofrenico da tempo, è andato definitivamente in tilt. Con risultati imprevedibili, come quelli che hanno visto ilp rezzo scendere al di sotto dello zero in Texas, per la precisione nel Bacino del Permiano. (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiegato dalla testata Today, di fatto i produttori sono così costretti a “pagare per scaricarlo, bruciando quello in eccesso. Il che rischia di produrre danni ambientali, e non solo economici”. Per il Financial Times il prezzo spot del gas all’hub di Waha (la borsa locale del metano) “è sceso a meno di 2,25 dollari per milione di unità termiche britanniche (Btu nell’acronimo inglese) il 25 ottobre. Per fare un parallelo, il principale hub europeo, l’ormai noto Ttf, nello stesso giorno faceva registrare un prezzo di 28 dollari per milione di Btu. In positivo, chiaramente”. (Continua a leggere dopo la foto)

Questa differenza di prezzo tra il mercato statunitense e quello europeo è stata anche più ampia nei mesi passati, e ha consentito a chi produce e a chi commercializza il gnl made in Usa di realizzare profitti miliardari. Merito in buona parte della richiesta dall’Europa, soddisfatta in buona parte dall’aumento dell’import di gnl dagli Stati Uniti. Questo ha spinto le imprese energetiche Usa ad aumentare la produzione. Ma adesso che le richieste Ue sull’immediato sono calate, i nodi sono venuti al pettine. (Continua a leggere dopo la foto)

Non potendo più caricare molto gas sulle navi, i produttori del Texas si sono così ritrovati “a doversi sbarazzare del gas in eccesso. Secondo gli ambientalisti, il rischio concreto è che sempre più metano verrà bruciato nei pozzi nei prossimi giorni, rilasciando anidride carbonica direttamente nell’atmosfera”. Una situazione paradossale e che ha ovviamente riacceso polemiche feroci sulla gestione dell’emergenza.

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