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L’Oms e quegli errori costati milioni di vite umane. Tra interessi sospetti e incapacità

Seguiamo il modello Svezia! No, ci siamo sbagliati: non seguiamo il modello Svezia. Le mascherine sono inutili! No, ci siamo sbagliati: mettete tutti le mascherine e, anzi, produciamone a miliardi, più che possiamo. È solo un’epidemia. No, ci siamo sbagliati: è una pandemia, corriamo ai ripari. Si trasmette da uomo a uomo? No, sì, boh, forse. Anzi sì, agiamo subito. Non ci sono pazienti asintomatici! Anzi sì, ci siamo sbagliati: possono esserci pazienti asintomatici e, pensate un po’, anche loro possono trasmettere il virus. Chiudiamo tutto! Anzi no, riapriamo tutto. Anzi no, richiudiamo tutto. I tamponi? Si fanno solo ai positivi. Anzi no, ci siamo sbagliati: forse è meglio farli a tutti, a più persone possibile. Insomma, è un po’ questa – e in estrema sintesi – la serie infinita (perché continuerà, statene certi) di errori e dietrofront dell’Oms. Ma vediamo nel dettaglio.

Fin dall’inizio dell’emergenza l’Oms ha dimostrato la sua inefficacia e la sua pericolosa titubanza. Ad attaccare l’Organizzazione mondiale della Sanità, definendola “filocinese”, in queste settimane è soprattutto il presidente Usa Trump, che ha sospeso il versamento delle quote di appartenenza, ma all’indirizzo dell’agenzia – il cui mandato comprende il monitoraggio e la prevenzione di emergenze sanitarie mondiali – si sono levate critiche su più fronti. Irene Soave, sul Corriere della Sera, ricostruisce le tappe del disastro targato Oms. “Le mascherine: da principio definite ‘inutili’, poi dopo molto tempo consigliate; la raccomandazione di somministrare tamponi solo a chi avesse già sintomi evidenti, prima, per poi fare un brusco dietrofront e suggerire di farne il più possibile; la lentezza generale dell’Oms nel dichiarare, uno dopo l’altro, gli stati d’allerta globale che hanno condotto a una pandemia ‘che è lontana dall’essere sconfitta’ (così il direttore dell’agenzia, Tedros Adhanom Ghebreyesus). L’Oms poteva essere più efficace nella lotta al coronavirus?”. È questa la domanda , e la risposta è fin troppo facile: decisamente sì.

Il virus viene sequenziato per la prima volta in un laboratorio di Wuhan il 27 dicembre. La Cina trasmette il dato all’Onu due settimane dopo: il 10 gennaio. Ma il direttore generale Ghebreyesus twitta: “La rapidità e la trasparenza della Cina in questo frangente sono stati impressionanti”. In quei giorni Taiwan avverte (invano) l’organizzazione del pericolo di trasmissione umana, e così fa il medico-eroe Li-Wenliang (poi morto di Covid-19): nulla da fare. “Il 14 gennaio Ghebreyesus twitta ancora. ‘Non ci sono prove che il virus si trasmetta da uomo a uomo’. Ha appena incontrato Xi Jinping a Pechino, lodandone la trasparenza. Più avanti, mentre il mondo intero diffida dei dati ufficiali comunicati dalla Repubblica Popolare (le cui stesse autorità, ad aprile, li rivedranno seppur moderatamente al rialzo), l’Organizzazione mondiale della sanità continua a prenderli per buoni: comprese le osservazioni provenienti da Wuhan sulla trasmissione del virus tra umani. ‘L’Oms non aveva mezzi di verificare sul campo’, ha detto Larry Gostin, funzionario Oms, al New York Times“.

Sempre nelle prime fasi della pandemia, una ricerca di Hong Kong contesta i dati cinesi: non contano i pazienti asintomatici. Ma un report Oms: ‘I pazienti asintomatici sono rari, e difficilmente trasmettono il morbo’. A marzo uno studio pubblicato sulla rivista Science attribuisce agli asintomatici la responsabilità dell’80% dei contagi. “Di lì in poi – ricostruisce Soave – l’Oms smette di minimizzarne il ruolo, e il primo aprile l’epidemiologa Oms Maria van Kerkhove raccomanda, nel briefing di Ginevra, ‘l’importanza di tracciare anche gli asintomatici, che prima o poi arrivano a sviluppare i sintomi'”. Poi c’è il clamoroso ritardo nel dire: “È pandemia” e la previsione (vana) di settembre. E cosa dire del dietrofront sui tamponi?

“Sui tamponi: le prime linee guida dell’Oms, che forse hanno influenzato anche la drammatica scarsità di test e tamponi in molti Paesi, come l’Italia, sono state di somministrarne ‘solo ai casi sospetti’. Solo il 16 marzo il direttore Ghebreyesus twitta: ‘C’è un solo messaggio per tutti i nostri stati membri: testare, testare, testare’. Della tragicomica marcia indietro sulle mascherine abbiamo già detto. Arriviamo dunque all’ultimo capitolo: “Infine la polemica sull’immunità acquisita dai guariti: non c’è nessuna prova, ha dichiarato l’Oms pochi giorni fa, che le persone guarite da Covid-19 abbiano anticorpi in grado di proteggere da una seconda infezione”. Secondo molti immunologi, invece, a oggi “non vi sarebbero evidenze di persone ammalate di Covid due volte.” E uno studio recente della rivistaNature Medicine rileva che “in tutti i malati si riscontrano anticorpi entro 19 giorni dall’insorgere del Covid”. Dobbiamo e possiamo ancora fidarci dell’Oms? Di questa Oms?

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