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Obbligo vaccinale, le proteste stoppano il governo che ora pensa di multare i pensionati non vaccinati

L’idea di introdurre un vero e proprio obbligo vaccinale continua a non piacere agli italiani, che d’altronde non hanno ben recepito nemmeno le ultime misure adottate dal governo, consapevoli di quanto inutile sia il Super Green pass nella lotta a un virus che oggi colpisce anche i vaccinati. E così il governo, deluso dalla pessima accoglienza del suo nuovo pacchetto di norme, lavora già a nuove, sempre più forti strette: nel mirino, nello specifico, ci sono gli over 60, che presto potrebbero essere definitivamente privati della libertà di scelta e costretti a sottoporsi all’inoculazione.

Come raccontato da Tommaso Ciriaco sulle pagine di Repubblica, il premier Mario Draghi sarebbe consapevole delle resistenze incontrate dalla proposta di introdurre l’obbligo di Super Green pass per tutti i lavoratori, con Lega e M5S che continuano a manifestare forte dissenso. E così avrebbe iniziato a rivolgere le sue attenzioni su un altro possibile intervento, meno avversato dalle forze politiche della sua maggioranza: l’obbligo di vaccinazione per tutti gli italiani con 60 o più anni.

Un provvedimento non facile, in realtà, da mettere nero su bianco. Perché all’imposizione devono per forza di cose seguire anche sanzioni per chi dovesse violare l’obbligo, con il governo che quindi si trova a ragionare sull’opportunità o meno di introdurre delle multe per i pensionati che rifiuteranno di sottoporsi all’inoculazione. Anche in questo caso, però, alcuni partiti potrebbero fare barricate, consapevoli di quanto una norma del genere rischia di essere male accolta dall’opinione pubblica.

In attesa di una decisione definitiva su questo fronte, il governo ha visto anche i tentativi di Renato Brunetta di strappare un compromesso sullo smart working per i dipendenti pubblici. Nessuna nuovo decreto ma delle circolari per ribadire le norme già esistenti: puntare forte sul lavoro a distanza per non contribuire alla crescita ulteriore dei contagi. Anche perché, all’interno dell’esecutivo, la parola “lockdown” non è mai definitivamente stata depennata dalla lista dei proveddimenti futuri.

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