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“Siamo allo stremo” e chiudono il Pronto soccorso: la denuncia di pazienti e operatori sanitari

Pubblicato il 02/08/2022 11:52 - Aggiornato il 03/08/2022 13:46

Da nord a sud continua l’allarme ospedali. Ad essere davvero nel panico ora è l’ospedale Cardarelli di Napoli, dove i reparti sono sold out e c’è il blocco dei ricoveri non urgenti. In più con la centrale del 118 avvertita: non mandate qui i pazienti se non per condizioni di indifferibilità. “È lo stesso documento di sempre, solo aggiornato con la data nuova. Ma questa è una presa per i fondelli”, lo dice a Repubblica, con rabbia e assuefazione, il chirurgo di guardia del pronto soccorso. “Siamo ad agosto, l’organico è insufficiente, gli altri ospedali sono chiusi e il presidente della Regione enfatizza le eccellenze, ma qui ci siamo noi che sudiamo le sette camicie e i poveri pazienti”. Il problema è sempre quello: i pronto soccorso sono al collasso. Manca il personale, grazie soprattutto alle politiche di Speranza e ai tanti medici e infermieri che sono stati sospesi – inutilmente e antiscietificamente nonché anticostituzionalmente – perché non vaccinati. (Continua a leggere dopo la foto)

La nota di ieri è davvero la quasi fotocopia delle precedenti più volte segnalate da Repubblica: “persistendo la saturazione dell’area P.S del Cardarelli. Accettazione con, allo stato, la presenza di 150 pazienti di cui 15 Covid-positivi, al fine di porre in essere ogni utile e opportuna iniziativa finalizzata a riscontrare la problematica contingente, si rende necessario disporre con effetto immediato e sino a nuova comunicazione di questa direzione la temporanea sospensione dell’attività di Accettazione in P.S. segnatamente ai codici non configurati con il carattere della emergenza indifferibile”. Ma stavolta, oltre all’allarme sovraffollamento, il bed manager dell’Azienda ospedaliera Ciro Coppola, sempre nella stessa nota rammenta che alla “totale saturazione della capacità ricettiva Covid” si aggiunge la presenza di “numerosi pazienti positivi nelle unità non-Covid”. (Continua a leggere dopo la foto)

E questo si traduce per il Cardarelli in un’ulteriore carenza di posti nei reparti ordinari. Ieri una sessantina (gran parte del personale in organico, se si conteggiano le unità in ferie) tra infermieri e operatori socio-sanitari hanno preso posizione, inoltrando una protesta protocollata ai vertici del Cardarelli sul “gravissimo disagio” costretti a subire nell’area di emergenza. La carenza assoluta di unità lavorative infermieristiche avrebbe potuto essere superata utilizzando le varie graduatorie di concorsi pubblici effettuati dalle altre Asl campane, come quella di Avellino, Salerno o Benevento. O, semplicemente, non sospendendo o licenziando i non vaccinati. (Continua a leggere dopo la foto)

Una deriva inarrestabile che sta facendo precipitare il Cardarelli anche nel giudizio dell’utenza. È lo stesso medico a confessare a malincuore: “Qualche giorno fa i familiari di un paziente in gravi condizioni hanno rinunciato a venire da noi, optando per una struttura privata convenzionata, convinti, e forse non avevano torto, che al Cardarelli sarebbe rimasto chissà quanto tempo su una barella, rischiando di finire lì i suoi giorni, abbandonato e senza il conforto di un fratello o della moglie. E questo è assurdo, vuol dire che la gente sta perdendo la fiducia anche nei confronti di un ospedale glorioso come questo”.

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