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Aveva ragione Montagnier: l’ultimo studio che conferma le tesi del premio Nobel sull’immunità. È terremoto

Pubblicato il 26/07/2022 12:10

Ancora una volta, per l’ennesima volta: aveva ragione lui. Aveva ragione il premio Nobel Montagnier. Quello che il televirologo Bassetti liquidò come vecchio rincoglionito. Quello che ha vissuto gli ultimi mesi di vita sotto il fuoco incrociato di Big Pharma, dei media asserviti e dei governi conniventi. Quello che ci ha messo in guardia dai rischi del vaccino per la nostra salute e ha speso le sue ultime energie per salvare più persone possibile dall’inoculazione del siero a mRna. Il premio Nobel che ci aveva già avvisato sul fatto che sarebbe stato proprio questo vaccino a generare migliaia di varianti e che era sbagliatissimo, contro ogni principio della medicina, vaccinare così mentre l’epidemia è nel suo picco. Ebbene, ora arriva un’altra conferma a quel che lui sosteneva, ma nessuno potrà chiedergli più scusa. (Continua a leggere dopo la foto)

Il sistema immunitario può ricordare a lungo di essere stato in contatto con il virus SarsCoV2, per un periodo che va da 3 a 21 mesi dall’infezione. Montagnier lo aveva detto, e ora lo conferma la ricerca pubblicata sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze, Pnas, e coordinata da Anna Martner, dell’Università svedese di Göteborg. Come riporta l’Ansa, “il risultato potrebbe aiutare a capire perché nei casi di reinfezione si osserva una riduzione sia dei casi gravi di Covid-19, sia della mortalità. Nella ricerca sono stati analizzati 56 campioni di sangue intero recuperati da 30 pazienti in un periodo compreso fra uno e 21 mesi dall’infezione e per ognuno di essi è stata analizzata la durata della presenza dei linfociti T, le cellule immunitarie specializzate nel combattere il virus SarsCoV2”. (Continua a leggere dopo la foto)

Si è osservato in questo modo, come aveva già avvertito Montagnier, che sono rimasti stabili e duraturi nel tempo soltanto i livelli delle citochine prodotte dai linfociti T helper, ossia le cellule immunitarie che coordinano le difese dell’organismo. Sono rimasti perciò stabili fino a 21 mesi i livelli dell’interleuchina-2 (IL-2), mentre le cellule T responsabili della produzione di altre citochine hanno avuto una durata massima di 12 settimane. (Continua a leggere dopo la foto)

Questo studio è ulteriormente importante per confermare ancora una volta che l’immunità naturale è assai più efficace di quella da vaccino e che chi è stato infettato dal Covid deve assolutamente non fare terze, quarte o quinte dosi. O, come vogliono venderla ora, la prima dose del “vaccino aggiornato”. Sì, aveva ragione Montagnier.

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