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Merkel, Draghi, Renzi: gli interlocutori perfetti per il nuovo Di Maio

In cosa si sta trasformando, di preciso, Luigi Di Maio? Del giovane politico rampante che girava i palchi di tutta Italia schiumante rabbia, promettendo rivoluzioni e l’azzeramento della vecchia casta politica, ormai non è rimasto praticamente nulla. Qualche video, un po’ di fotografie ingiallite. Il nuovo Di Maio ha abbandonato ogni velleità, seppellito chissà dove lo spirito combattivo di un tempo. Per trasformarsi, invece, in un perfetto rappresentante di quell’establishment che voleva demolire. Sfoggiando la spilla della moderazione sempre ben appuntata alla giacca, invocando calma e ragionevolezza. E scegliendo come interlocutori prediletti personaggi contro i quali un tempo puntava feroce il dito.

Merkel, Draghi, Renzi: gli interlocutori perfetti per il nuovo Di Maio

Gli ultimi giorni di Di Maio sono stati in questo senso i più significativi del suo recente passato. Un faccia a faccia con Mario Draghi raccontato dal Foglio, con tanto di reciproche congratulazioni e di “ottime impressioni” date in pasto alla stampa. Poi l’incontro con Angela Merkel, altro simbolo di quell’Europa che non funzionava e continua a non funzionare, che ancora non ha teso la mano a un’Italia messa in ginocchio dal coronavirus anteponendo il rigore alla solidarietà. Anche qui, sorrisi e felicitazioni, con la cancelliera a complimentarsi con il ministro degli Esteri per il suo impeccabile lavoro.

Merkel, Draghi, Renzi: gli interlocutori perfetti per il nuovo Di Maio

La trasformazione è ormai quasi del tutto definita. Di Maio si è allontanato tanto da Davide Casaleggio quanto, e soprattutto, da Alessandro Di Battista, diventato ormai una sorta di fantasma che continua ad aleggiare sul Movimento ricordandone il passato, come certi spettri di Dickens. La virata di Giggino è stata talmente violenta da far sembrare a tratti Giuseppe Conte la parte dura e pura dell’esecutivo giallorosso. La revoca delle concessioni ai Benetton è in questo senso emblematica: in mezzo a tanta confusione, ad annunci e smentite, a strappi e ricomposizioni, Di Maio è quello che si è tenuto più in disparte. Un silenzio pesantissimo, che lascia intendere come le promesse fatte agli elettori all’indomani della tragedia del Ponte Morandi finiranno deluse con disarmante puntualità.

Merkel, Draghi, Renzi: gli interlocutori perfetti per il nuovo Di Maio

Non resta, ora, che la partita Mes per far capire a tutti di che pasta è fatto il nuovo Di Maio. I toni sono già diventati molto più accondiscendenti rispetto a quel “no” senza appello che aveva scandito il calendario grillino con l’avvicinarsi del voto sull’adesione al Salva-Stati. L’esito finale è facilmente prevedibile: il Foglio scrive di un Giggino in contrasto sull’argomento addirittura con Conte, al quale rinfaccia posizioni troppo radicali. Il tutto mentre intreccia contatti con Matteo Renzi, altro simbolo di una politica da distruggere e invece più che mai attuale, e con Gianni Letta. Italia Viva, Forza Italia, gli interlocutori ideali per chi dopo essere entrato nei palazzi che contano cerca di prolungare il più possibile la propria permanenza. E pazienza se qualcuno alla rivoluzione c’aveva magari davvero creduto.

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