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La “rivoluzione green” del governo inizia tagliando 80 milioni ai parchi italiani

La rivoluzione green del governo, tanto sbandierata negli ultimi mesi, inizia tagliando fondi alle nostre riserve naturali e alle nostre aree marittime. Sembrerebbe una barzelletta, letta così, e invece, purtroppo, è tutto vero. Nello specifico, il ministero della Transizione Ecologica ha infatti deciso che gli 80 milioni di euro che avrebbero dovuto finanziare il programma “Parchi per il clima” saranno invece destinati al contenimento delle bollette energetiche. Un colpo di scena davvero niente male.

Il programma avrebbe dovuto tutelare le biodiversità e la sostenibilità, con il ministero che ai primi di giugno, nel corso di una riunione plenaria, aveva già tracciato le linee di intervento per il contrasto ai cambiamenti climatici nelle aree protette. Amministratori e tecnici dei parchi avevano a quel punto ricevuto il via libera per iniziare a preparare documenti e schede, confrontondandosi con amministratori locali e associazioni. Tutto inutile, però: alla fine, la tutela delle nostre zone verdi è passata in secondo piano, nel silenzio generale del governo.

Rabbiosa la reazione di Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, che subito puntato il ditro contro il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani: “È assurdo. In queste ore dalla direzione generale per il patrimonio naturalistico del Mite è arrivata la nota ufficiale che ci informa che questi soldi (circa 80 milioni euro) non ci sono più. Il fatto è clamoroso, perché il Mite ci aveva detto che avevammo avuto a disposizione queste risorse e proprio un mese fa c’era stata una riunione con il ministero e tutti parchi. Si stava dunque lavorando alle progettazioni per poter accedere a questi fondi per interventi di abbattimento della Co2”.

Il paradosso è che i soldi teoricamente destinati a parchi e zone marittime saranno invece dirottati nel fondo destinato al contenimento degli aumenti delle bollette energetiche, e quindi a sostegno, di fatto, di quegli stessi combustibili fossili che sono la causa dell’incremento del prezzo dell’energia. Insomma, il governo ancora una volta si riempe la bocca di parole come “green” senza conoscerne, in realtà, nemmeno il significato. Annunciando rivoluzioni che, puntualmente, portano solo disastri.

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