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“La protezione dei vaccini? Ecco quanto dura davvero”: la scoperta che imbarazza Draghi e Speranza

Pubblicato il 11/08/2022 12:30

Nell’Italia della dittatura sanitaria e dei virologi-politici, c’è chi ancora sostiene che la vaccinazione dei minori sia un passaggio necessario e che, anzi, ci siano troppe remore in merito. In Danimarca, invece, la pensano molto diversamente, come dimostrato dalla recente decisione di dire stop alla somministrazione dei farmaci anti-Covid nella popolazione under 18. Una scelta basata su evidenze scientifiche che dalle nostre parti vengono puntualmente ignorate.

L’8 agosto la testata The Lancet ha pubblicato, per esempio, uno studio condotto tra Brasile e Scozia su un ampio campione di adolescenti tra i 12 e i 17 anni. Una ricerca su totale di circa 600 mila test su circa 3 milioni e mezzo di persone, con risultati sorprendenti: dopo 27 giorni dalla seconda inoculazione, la protezione dalla malatti sintomatica offerta dal vaccino Pfizer “comincia a calare drasticamente”. La discesa è stata più repentina nello scenario Omicron rispetto allo scenario Delta, con il picco di efficacia raggiunta tra i 14 e i 27 giorni dalla somministrazione.

Una scoperta di fondamentale importanza, perché arriva come un ulteriore, fortissimo colpo alle bugie che ci hanno raccontato per mesi nel tentativo di giustificare l’obbligo vaccinale. Vale la pena costringere i ragazzi a correre il rischio di effetti avversi, anche gravi, per un’iniezione che offre una protezione limitata a poco meno di un mese? La risposta, ovviamente, è no. E la Danimarca, coerentemente con queste recenti scoperte, ha scelto di modificare le proprie politiche.

Sulle pagine della Verità, Alessandro Rico ha riportato i risultati di una seconda ricerca portata avanti in Thailandia e ancora in attesa di revisione. Se i dati fossero confermati, però, si arriverebbe alla conclusione che su 301 ragazzi in età compresa tra i 13 e i 18 anni, inoculati con doppia dose Pfizer, quasi il 30% ha patito effetti collaterali. La scienza sembra suggerire, insomma, come i rischi della vaccinazione siano superiori ai benefici, almeno tra i giovani. Un avvertimento che in Italia finirà per rimanere inascoltato.

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