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Ora è ufficiale, Speranza è un disastro. Ecco i dati scientifici che ne provano il totale fallimento

Pubblicato il 19/08/2022 13:17 - Aggiornato il 19/08/2022 15:13

In vista del ritorno degli italiani al voto, fissato per il prossimo 25 settembre, il Pd di Enrico Letta ha scelto di adottare una strategia precisa: schierare tra le proprie fila personalità legate indissolubilmente alla gestione dell’emergenza sanitaria, quasi un premio per le decisioni adottate nel bel mezzo dell’esplosione della pandemia o per i consigli forniti. Ecco, allora, scendere in campo tra i dem il ministro della Salute uscente Roberto Speranza, seguito poco dopo dal virologo Andrea Crisanti. Peccato però che i numeri ci raccontino ben altra storia sul reale andamento della crisi e sul peso di certe scelte.

Basta guardare la posizione in cui si trova l’Italia nella classifica dei Paesi ordinati in base al numero di morti causati dal Covid per milione di abitante: ottava posizione, alla faccia dell’emergenza gestita nel migliore dei modi. I numeri inchiodano Speranza, sul quale però Letta ha scelto di puntare lo stesso. E smentiscono anche la linea espressa da Crisanti, che non appena ufficializzata la candidatura con il Pd è tornato a parlare della necessità di ulteriori restrizioni.

Come spiegato da Franco Battaglia sulle pagine della Verità, c’è un elemento che più di tutti aiuta a smontare la retorica che vuole il lockdown e il Green pass strumenti utili per contrastare la pandemia e limitare morti e contagi: il confronto con la Svezia. Dalle parti di Stoccolma, infatti, si è scelto di combattere il Covid senza le ferree restrizioni adottate nel nostro Paese, eppure tra gli Stati Ue il numero di decessi è stato tra i più bassi, nettamente inferiore a quello italiano.

Le autorità svedesi si sono limitate a invitare i cittadini ad adottare prudenza, indossare le mascherine e mantenere i distanziamenti. Ma nessuno è stato chiuso in casa contro la propria volontà o costretto a modificiare radicalmente le proprie abitudini di vita. Il motto adottato è stato “ognuno sia poliziotto di sé stesso”. E i risultati, alla fine, hanno dato ragione a Stoccolma e torto a Speranza.

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