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“Forme della politica a rischio”. Stato d’emergenza e Pnrr, l’affondo di Irti, tra i più illustri giuristi italiani

Non solo Cacciari, Agamben e Barbero. “La posizione di Massimo Cacciari è di meditata e accorta trepidazione. La continuità temporale dell’emergenza è un fenomeno che desta gravi interrogativi. Il limite estremo, oltre il quale non si tratterebbe più di attrito interno alla normalità, si fa sempre più vicino”. Natalino Irti, professore emerito nell’Università di Roma La Sapienza e socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, è tra i giuristi più importanti del nostro Paese. In una recente lettera alla Stampa prima e in una lunga intervista a La Verità oggi (a cura di Martino Cervo), lancia l’allarme sul rischio deriva che sta prendendo l’Italia con la pandemia e con il Pnrr. Irti ha parlato infatti di due “a-normalità” createsi in Italia: i provvedimenti dell’emergenza sanitaria e il Pnrr. C’è quindi il rischio che cambi la democrazia in Italia? (Continua a leggere dopo la foto)

Spiega irti: “Anche le ‘emergenze’ appartengono alla ‘normalità’, che è sempre uno scorrere della storia umana, denso di rischi e difficoltà. Ciò che preme è di stare in un vigile osservatorio, capace di registrare i fatti e di misurarne la efficacia distruttiva o costruttiva. L’inquietante ospite, il nichilismo, si affaccia quando si oscura il senso totale di un sistema, e nessuno, né individui né forze sociali, riesce a indicare un ‘verso dove’. Forse le emergenze sono più numerose, e talune addirittura nascoste e tacite. Ma l’emergenza tecnico-economica, disegnando o promuovendo un’Italia diversa, ha in sé un sicuro grado di energia innovatrice, alla quale potrebbero congiungersi anche un altro volto delle pubbliche istituzioni e un’altra forma di democrazia“. (Continua a leggere dopo la foto)

Sulla gestione del Covid Irti concorda con Cacciari e Agamben, sollevando interrogativi sul tema dello stiracchiamento di uno stato d’emergenza quasi sconfinante in uno stato d’eccezione. E quanto al Green pass, in Italia ormai necessario per lavorare, Irti va giù duro: “Qui non c’è da fare del banale nichilismo, ma soltanto da rammentare le mutevoli e inattese vicende della storia umana, che non conosce l”irreversibile'”. La seconda “a-normalità”, oltre lo stato d’emergenza, è il Pnrr. Spiega Irti: “Alla classe politica spetta, o spetterebbe, la competenza sui fini comuni, e ai tecnici di approntare gli strumenti necessari per conseguirli. Quando il tecnico, sollevandosi dalla posizione strumentale, impone alla comunità i fini del proprio specialismo, egli si fa politico, ed è esposto, come tale, al giudizio politico. Non mi pare che, almeno fino ad oggi, si dia in Italia questo caso”. (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude Irti: “Oggi lo sguardo vede, in linea di massima, organi politici, che utilizzano tecno-strutture, e dunque rimangono ‘politici’. Domani potrà accadere che altre potenze, di carattere tecnico ed economico, siano capaci di sovrastare regole e istituti democratici, e così o di sopprimerli o di ridurli a riti passivi e periferici. Nulla può escludere che in un futuro, prossimo o lontano, anche le nostre forme politiche siano relegate in soffitta e che la volontà dei cittadini trovi altri modi di esprimersi. Di qui la necessaria attenzione ai ‘movimenti’, labili ed effimeri che possano apparirci. Ciò che si muove giunge dal sottosuolo sociale. Questo, che andiamo vivendo, a me sembra il tempo dell’attesa, che esige lo sguardo penetrante e una sorta di talento diagnostico”.

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