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Il microchip sotto pelle è ormai realtà. Ecco come funziona e come ci “controllerà”

Pubblicato il 05/08/2022 18:27

L’ultima innovazione nell’ambito del monitoraggio medico è un sensore sottopelle. Si tratta di uno strumento che potrà tenere sotto controllo il pH del paziente attraverso il quale si può riconoscere anche la progressione di un tumore. Il sensore è sottile come un francobollo e per cinque giorni tiene sotto controllo il tuo pH. Come un laboratorio miniaturizzato che acquisisce le informazioni necessarie e che dà il risultato in tempo reale. In medicina siamo agli esordi di uno strumento che potrebbe cambiare completamente la metodologia diagnostica. Come spesso accade, però, simili dispositivi provocano molta diffidenza in chi nutre dei dubbi sul farsi impiantare dei sensori direttamente dentro al proprio corpo.
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Come si inserisce il sensore

Il sensore si inserisce con una micro-incisione e sarà biocompatibile e bioriassorbibile, per ora ha un campo d’azione limitato alla determinazione del pH, quel parametro fondamentale che rivela il grado di acidità del nostro sangue. I risultati delle ricerche, condotte dal team del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’università di Pisa, coordinati da Giuseppe Barillaro, in collaborazione con l’ateneo di Modena e Reggio Emilia insieme a Surflay Nanotec GmgH di Berlino, sono stati pubblicati il 26 maggio sulla rivista Advanced Science.
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Come funziona il sensore

Il sensore è costituito da una membrana porosa di silicio nanostrutturato, a sua volta ricoperta da un polimero fluorescente. fornisce un risultato immediato, accurato e soprattutto continuo nel tempo del livello di pH nel tessuto interessato. “È sufficiente illuminare la zona della pelle in cui il sensore è impiantato con una luce verde. Il sensore emetterà, a sua volta, una luce rossa, la cui maggiore o minore intensità, svela il livello di pH con un intervallo compreso tra 4 e 7,5, funzionando fino a 100 ore di seguito. Infine, il sensore si degraderà e, dopo una settimana circa, non ce ne sarà più traccia nel corpo, senza necessità di rimozione chirurgica”, spiega Barillaro.

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