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Il flop della tv pro vax. Così la censura ai No Green pass ha ucciso la televisione italiana

Il 2021 è stato l’anno della televisione imbavagliata, quella della censura a danno dei no vax e della demonizzazione costante di chiunque abbia provato a muovere critiche alla gestione dell’epidemia da parte del governo. Un piccolo schermo a un solo colore, senza più possibilità di espressione. Con risultati che, però, hanno lasciato parecchio a desiderare, a conferma di come la monotonia sulla quale si sono appiattiti i palinsesti dei principali canali abbia finito per non pagare, anzi.

Ascolti, il grande flop della tv no vax. Così la monotonia pro vax ha ucciso la televisione italiana

Stando a una ricerca realizzata dallo Studio Frasi ed elaborata sulla base dei dati Auditel, pubblicata da Tpi sulle proprie pagine, il bilancio televisivo del 2021 sarebbe infatti molto negativo per le principali emittenti televisive. La plate complessiva è infatti scesa con un -7% in prima serata, con la Rai che in prime time ha perso il 3,5% dei propri spettatori e Mediaset a calare del 10,4%, Sky del 10,8% e La7 del 13,9%.

In crescita invece gli ascolti in prima serata delle cosiddette “altre terrestri” rilevate singolarmente da Auditel: Prime Video, Netflix, Disney+. Complessivamente queste reti hanno raggiunto 16% di share nelle 24 ore, superando Rai 1 (13,6%) e Canale 5 (12,4%). Il tutto mentre l’ad Fuortes ha deciso di prolungare fino al 31 marzo lo smart working, a conferma della preoccupazione per il diffondersi della variante Omicron dalle parti di Saxa Rubra nonostante la corsa al vaccino.

Proprio nei giorni scorsi era arrivata la denuncia di un volto storico della tv italiana, il cantautore Adriano Celentano, che attraverso i propri profili social aveva lanciato un forte appello: “Basta con la dittatura dei talk show sui no vax”. L’artista aveva applaudito pubblicamente Maria Giovanna Maglie per la scelta di parlare apertamente di terapie alternative al vaccino.

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