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Il caso della lista dei “putiniani” in Italia: cos’è successo davvero (e perché ora qualcuno rischia grosso)

Pubblicato il 08/06/2022 10:06

Cosa è successo davvero con la pubblicazione della “lista dei putiniani” stilata dall’intelligence italiana e resa nota dal Corriere della Sera? Un elenco di politici, giornalisti e opinionisti vari che secondo il quotidiano sarebbero finiti nel mirino dei servizi segreti per le loro posizioni, volte potenzialmente a favorire la propaganda di Mosca. E di fronte al quale Franco Gabrielli, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, ha preso le distanze, sostenendo che i nostri 007 non avrebbero mai compilato alcun elenco. Non mancano, però, ricostruzioni di stampo opposto.

Nei giorni scorsi era stato il presidente del Copasir Adolfo Urso (FdI) a smentire che la presunta lista di filo-putiniani fosse finita in mano ai membri del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica: “La lista l’ho letta sul giornale, io non la conoscevo prima – ha dichiarato – Noi abbiamo attivato un’indagine alla fine della quale, ove lo ritenessimo, produrremo una specifica relazione al Parlamento. Che esista una macchina della disinformazione e della propaganda che agisce da almeno dieci anni non lo dico io, ma istituzioni del Parlamento europeo”.

Secondo Dagospia, però, le cose sarebbero andate così: “Due giorni prima che il Corriere pubblicasse la presunta ‘lista dei putiniani’ affibbiata dalle due giornaliste al Copasir, si è tenuto un incontro allargato sulla ‘disinfornazione’ in Italia. Presenti i vertici del Dis e della Cybersicurezza più altri funzionari di vari ministeri (Viminale, Farnesina). Lì è circolato un report di poco conto, fatto dall’intelligence e dei reparti cybersicurezza usando fonti aperte come se ne fanno di continuo. Un dossier che qualcuno degli astanti ha passato al Corriere prima ancora che arrivasse al Copasir”.

A quel punto, sempre stanto alle ricostruzioni di Dagospia, “per fare un po’ di casino il Corriere ha sparato un titolo esagerato (nessuno dei nomi è attenzionato dai servizi, non esistono liste su cui lavora l’intelligence, e ci mancherebbe pure) tirando in ballo il povero Copasir. Che però non ha alcun potere di investigare chicchessia. Ora che il pasticcio ha sollevato un polverone gigantesco (sul nulla), però, qualcuno nei servizi rischia di pagare davvero il conto”.

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