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In piena emergenza coronavirus, i medici finiscono indagati per le frasi inopportune del premier Conte

I Nas e la procura di Lodi a lavoro, in piena emergenza coronavirus, per accertare le responsabilità del personale medico nelle zone rosse, quelle che in poche ore si sono trasformate nell’epicentro dell’emergenza. Una situazione grottesca, considerando che quelle stesse persone nel mirino dell’inchiesta conoscitiva appena avviata si battono da giorni per cercare di combattere la diffusione della malattia, assistendo i pazienti che l’hanno contratta e cercando di evitare ulteriori diffusioni. Alcuni di loro, nello svolgere il proprio mestiere, sono anche stati a loro volta contagiati.

In piena emergenza coronavirus, i medici finiscono indagati per le frasi inopportune del premier Conte

E invece proprio in queste ore emergono i dettagli dell’ennesima follia tutta italiana, nata successivamente allo scontro a distanza tra il premier Conte e il personale sanitario di alcune strutture ospedaliere delle zone rosse, accusate di aver contribuito alla diffusione del coronavirus in Italia con degli errori dal presidente del Consiglio. Il nucleo antisofisticazione dei carabinieri di Cremona ha così fatto visita all’ospedale di Codogno, a Casalpusterlengo all’ospedale Maggiore di Lodi per capire cosa sia effettivamente successo nei giorni dell’esplosione del contagio.

In piena emergenza coronavirus, i medici finiscono indagati per le frasi inopportune del premier Conte

Sarebbero state sequestrate, stando alle indiscrezioni emerse in queste ore sui giornali, anche le cartelle cliniche del cosiddetto paziente “1”, l’uomo di 38 anni finito in terapia intensiva e che aveva fatto scattare l’effetto domino su parenti e conoscenti. Gli investigatori cercano di capire se ci siano stati eventuali ritardi e omissioni nella gestione del caso, proprio mentre il premier Conte, dopo aver sollevato un polverone con le sue accuse contro l’ospedale, cercava di gettare acqua sul fuoco sostenendo di non voler fare polemica. L’indagine, però, era ormai scattata.

In piena emergenza coronavirus, i medici finiscono indagati per le frasi inopportune del premier Conte

Il direttore sanitario dell’Asl di Lodi Massimo Lombardo si è difeso precisando che il paziente 1 si era presentato al pronto soccorso senza presentare “criteri che avrebbero potuto identificarlo come sospetto o probabile di coronavirus secondo le indicazioni ministeriali”. A permettere di arrivare a una pronta diagnosi era stata, semmai, “l’intuizione clinica di un rianimatore”. Una ricostruzione al centro di approfondimenti dettati, in realtà, dalla feroce polemica con Conte. Più importante, a quanto pare, dell’emergenza sanitaria.

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