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E alla fine anche il coordinatore del Cts ammise l’incapacità del governo

Nella follia della gestione a dir poco scriteriata di questa seconda fase dell’emergenza Covid in Italia, siamo arrivati addirittura al punto in cui un esponente del Comitato tecnico-scientifico punta il dito contro il governo Conte contestandone apertamente le decisioni. E ammettendo, tra le righe, l’incapacità di diversi esponenti di punta dell’esecutivo giallorosso. Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, ha spiegato alle pagine de La Stampa che lui avrebbe lasciato i ristoranti aperti per Natale, per il pranzo di famiglia. E che avrebbe da tempo riportati tutti i ragazzi nelle scuole. Tutte decisioni che, però, non rientrano tra le sue competenze.

E alla fine anche il coordinatore del Cts ammise l'incapacità del governo

“Ho la posta elettronica invasa di messaggi di genitori che raccontano le difficoltà e i drammi dei figli. La nostra incapacità nel trovare soluzioni sulle scuole sta costruendo una generazione di ragazzi fragili e insicuri. Il mio pensiero riflette quello di tutti i colleghi del Comitato: il diritto alla scuola dovrebbe essere imperativo ma constatiamo ancora ritardi nell’organizzazione dei trasporti, nello scaglionamento degli orari piuttosto che nelle verifiche sanitarie. Noi i nostri suggerimenti abbiamo iniziato a metterli nero su bianco da aprile”.

E alla fine anche il coordinatore del Cts ammise l'incapacità del governo

La rabbia dei ragazzi e delle famiglie, in protesta contro il governo? “Anch’io vorrei scendere in piazza con loro – ha sottolineato Miozzo – convinto come sono che la didattica a distanza sia un eccellente strumenti pedagogico ma non possa trasformarsi nella scorciatoia alla nostra evidente incapacità di riorganizzare un percorso scolastico tradizionale compatibile con la pandemia in corso. E le responsabilità non sono solo del ministero dell’Istruzione, ma del governo tutto”.

E alla fine anche il coordinatore del Cts ammise l'incapacità del governo

Assurdo, sottolinea Miozzo, che mentre i centri commerciali si riempono per i saldi, con code irresponsabili di persone accalcate, la scuola si trasformi “nella vittima sacrificale della nostra società. È molto più semplice chiudere una scuola che ritardare l’inaugurazione di un nuovo supermarket. Anche perché i giovani non votano”.

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