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Tre fiducie al mese: ecco come Draghi ha azzerato il ruolo del Parlamento

Fin qui siamo a 25 fiducie. Quasi tre al mese. Una ogni undici giorni. Un record, ovviamente negativo. Il governo guidato da Mario Draghi ha ridotto il Parlamento a un semplice passacarte, riuscendo a fare peggio dei governi precedenti e eguagliando il record negativo di Mario Monti. Come scrive Giacomo Salvini sul Fatto, “basta un comma, un articolo più scivoloso per la maggioranza e arriva la tagliola. Ingrato compito che il povero ministro Federico D’Incà deve svolgere sempre più spesso. È successo, l’ultima volta, giovedì in Senato quando su un articolo sul divieto di esporre pubblicità discriminatorie nel decreto Infrastrutture, la maggioranza rischiava di spaccarsi come sul ddl Zan. E allora da Palazzo Chigi è arrivato l’ordine: troncare, sopire. Che, tradotto nel linguaggio parlamentare, vuol dire fiducia”. (Continua a leggere dopo la foto)

Era la ventiquattresima da quando è nato il governo Draghi. E non sarà l’ultima di novembre: “La prossima settimana, il governo è intenzionato a porla anche sull’ennesimo decreto Covid. Secondo i dati di Openpolis, il governo Conte-2, spesso accusato di schiacciare il Parlamento, aveva una media inferiore rispetto a quella di Draghi: 2,2 fiducie al mese. Più bassi i numeri dei governi Gentiloni e Renzi con due al mese, mentre la fiducia è stata meno utilizzata dagli esecutivi di Letta, (1,11), Berlusconi (1,07) e Conte-1, che si è fermato a una fiducia ogni 30 giorni”. (Continua a leggere dopo la foto)

Numeri che impressionano visto che, quella di Draghi è la maggioranza più ampia della storia repubblicana. “Che il governo Draghi, nei primi otto mesi, stia svilendo il Parlamento, lo si vede anche dalla produzione legislativa tutta in mano a Palazzo Chigi. L’esecutivo ha approvato una media di quattro decreti legge al mese (la peggiore degli ultimi otto governi) e la conversione in Parlamento ormai è diventata monocamerale: una sola Camera analizza il testo, prova a modificarlo e lo approva. Quando il decreto arriva nell’altro ramo del Parlamento, però, spesso è a ridosso della scadenza di 60 giorni che lo condannerebbe alla decadenza e quindi è blindato”. (Continua a leggere dopo la foto)

Nessuna possibilità di modifica, nessun dibattito. “Va approvato così com’è. E tanti saluti al bicameralismo paritario pensato dai Costituenti. E la fase che si sta aprendo peggiorerà ancora di più le cose. Il rodeo della legge di Bilancio, che impegnerà le Camere fino a fine anno, è alle porte. E da qui al 31 dicembre, deputati e senatori dovranno ancora convertire in legge cinque decreti impegnativi: tre decreti Covid (discoteche, obbligo di Green pass al lavoro ed estensione della capienza per cinema, stadi e teatri), il decreto Energia per evitare il rincaro delle bollette (scade il 26 novembre) e il decreto Giustizia sui tabulati telefonici e l’estensione della raccolta firme per i referendum (il 29). Il Parlamento rimarrebbe ingolfato e i provvedimenti saranno approvati a scatola chiusa”.

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