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Draghi pronto a tutto pur di andare al Quirinale: il retroscena sulla mossa estrema

Pubblicato il 01/12/2021 09:29 - Aggiornato il 07/12/2022 18:29

La corsa al Quirinale è entrata nel vivo. E uno degli attori principali è deciso a giocarsi il tutto per tutto. Si tratta di Mario Draghi che avrebbe in serbo una mossa estrema pur di raggiungere il suo obiettivo. La notizia – se fosse confermata – sarebbe una vera e propria “bomba”. A raccontare il clamoroso retroscena è Marco Antonelli su Tpi: “La voce sta cominciando a girare con una certa insistenza proprio dalle parti di Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio potrebbe dimettersi subito dopo l’approvazione della legge di bilancio”. (Continua a leggere dopo la foto)

Quale sarebbe lo scopo? Spiega Antonellis: “Il gesto aprirebbe una plateale sfida nei confronti di un Parlamento riottoso, che sfugge all’idea di una sua candidatura al Colle. Draghi, pochi giorni prima del primo voto per eleggere il presidente della Repubblica, in pratica si appresterebbe a dire: ‘Missione compiuta, ora sono libero dall’impegno che avevo assunto con Mattarella e pronto a succedergli’. Nei piani alti di Palazzo Chigi, sarebbero pronti anche per varare un governo fotocopia, con Cartabia alla guida (un’altra possibile contendente eliminata dalla corsa per il Quirinale) più che il ministro dell’Economia Franco”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Sarebbe un rischio enorme per tutti”, dice a Tpi un senatore preoccupato, “ma soprattutto per Draghi perché a quel punto il 18 gennaio i grandi elettori non avrebbero più vincoli e sarebbero mossi solo dall’esigenza di salvare la legislatura con il Paese comunque in sicurezza”. E ancora: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” spiega un politico navigato. (Continua a leggere dopo la foto)

“Draghi sta sfidando i partiti anche sul decreto fiscale, per dimostrare che il Parlamento senza di lui non è in grado di agire. Se vuole davvero come sembra, andare al Colle, deve sfidare i partiti e dimettersi prima del primo voto delle assemblee congiunte”. Conclude Antonellis: “Uno scenario da brividi che sta provocando un certo caos nei quartieri generali dei partiti, che non sono affatto attrezzati a rispondere al guanto di sfida di super Mario”.

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