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Da Prodi e D’Alema a Monti: tutti i regali dello Stato ai Benetton, una lista lunghissima di errori

Mentre Luigi Di Maio e Giuseppe Conte festeggiano per un accordo che è tutt’altro, in realtà, che una mazzata nei confronti della famiglia Benetton, le polemiche sulla revoca mancata si trascinano ancora, dopo mesi e mesi di martellante campagna dei Cinque Stelle, accompagnate dalle ricostruzioni di un caso emblematico, perfetto specchio di una classe politica inadeguata e ingiustificabile. Quella che nel 1998 decise, come passo necessario prima di dar vita all’esperienza della moneta unica (e che esperienza, col senno di poi) di procedere con le privatizzazioni, considerate necessarie per mostrare a Bruxelles un’apertura verso le logiche di mercato.

Da Prodi e D'Alema a Monti: tutti i regalo dello Stato ai Benetton, una lista lunghissima di errori

Con la benedizione di Romano Prodi prima e di Massimo D’Alema poi, succeduto al Professore nel 1999, i Benetton ottennero così in gestione le autostrade italiane. Un privilegio che nessuno ha mai messo in discussione fino a quello sciagurato 14 agosto 2018 quando il crollo del Ponte Morandi portò di colpo alla luce anni e anni di mala gestione e incuria. Nonostante l’alternarsi di coalizioni di centrodestra e centrosinistra al potere, in un avvicendarsi sistematico, gli imprenditori hanno continuato a godere di immutata fiducia, persino dopo la tragedia di Genova, con la sola eccezione dei grillini. Un regno dalla durata più che ventennale, dai risultati però tutt’altro che soddisfacenti.

Da Prodi e D'Alema a Monti: tutti i regalo dello Stato ai Benetton, una lista lunghissima di errori

I risultati parlano molto più chiaro delle dichiarazioni di certa politica. Dal giorno dell’avvio delle privatizzazioni a oggi, il costo dei pedaggi è aumentato in maniera inesorabile, fino a far segnare l’attuale +75% a fronte di un’inflazione del 38%. I profitti, ovviamente, sono stati ingenti: dal 2000 al 2019, la concessionaria ha accumulato utili per un valore di poco inferiore ai 13 miliardi, a fronte dei 3,6 miliardi per comprare la partecipazione. Un’enormità, resa possibile da un atteggiamento sempre più benevolo da parte dello Stato, convinto che il benessere del privato avrebbe portato a cascata beneficio anche allo Stato. E pazienza se nel frattempo si protraevano evidenti storture, come il mancato rispetto degli obblighi di manutenzione.

Da Prodi e D'Alema a Monti: tutti i regalo dello Stato ai Benetton, una lista lunghissima di errori

Nemmeno i successivi interventi riuscirono a corregge il tiro. La nascita dell’Autorità di regolazione dei trasporti, per esempio, poteva far pensare a una sterzata sul fronte dei controlli. Niente di tutto questo: all’organismo vennero affidati (erano i tempi del governo Monti) poteri soltanto sulle concessioni future, non quelle passate. Confermando così l’intoccabilità dei Benetton. Errori su errori che si sono ripetuti anche altrove, nel corso di questi anni confusi e contraddittori. Lasciando spazio a un ragionevole dubbio: non sarebbe forse il caso di smetterla di pensare alle privatizzazioni come una panacea in grado di guarire ogni male?

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