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Crisanti: “Coprifuoco? Il Covid si trasmette alle 8 di mattina come alle 23”

Una limitazione sempre più odiosa e contestata dagli italiani, quel coprifuoco che impedisce a chi ha da poco alzato di nuovo la saracinesca della propria attività di svolgere un orario di lavoro completo, rinunciando così ad altri incassi in un momento di crisi senza precedenti. Con il governo che continua a tergiversare, rinviando il momento in cui il divieto sarà rivisto. Ma con un malcontento sempre più marcato da parte dei cittadini. Tanto che, nelle ultime ore, anche il virologo Andrea Crisanti si è unito alle proteste.

Crisanti: "Coprifuoco? Il Covid si trasmette alle 8 di mattina come alle 23"

Durante un collegamento con la trasmissione Agorà, in onda su RaiTre, Crisanti ha infatti ammesso quanto già sottolineato in queste settimane dai tanti italiani scesi in piazza per protestare: “Il virus si trasmette alle 8 di mattina così come alle 10 o alle 11 di sera”. Inutile, dunque, pensare che sia sufficienti obbligare gli italiani a tornare a casa prima per risolvere il problema Covid. Anzi: in estate, quando le persone sono più invogliate a uscire forti della consapevolezza che il virus si diffonde meno all’aperto, il coprifuoco spinge soprattutto i ragazzi a pericolosi assembramenti all’interno delle case, non potendo stare in giro dopo le 22.

Crisanti ha comunque cercato di difendere l’operato del governo Draghi, che come il precedente Conte bis ricorre alle restrizioni come unica forma concepita di contrasto alla pandemia. Sostenendo che tutto sommato anche “piccoli impatti” sull’Rt, “se sommati, ci aiutano a uscire il prima possibile. Io capisco le difficoltà a comprendere il problema del coprifuoco, ma la trasmissione è esclusivamente un problema di probabilità: più ci si incontra e più aumenta la probabilità di trasmissione”.

Crisanti è però arrivato anche a sostenere che quelle poche riaperture fatte dal governo Draghi siano state premature: “È ancora troppo presto per valutare gli effetti delle riaperture sull’andamento di Covid-19 in Italia. Ma «questa è una corsa tra la vaccinazione e il virus. Per questo penso che, se avessimo aspettato un paio di settimane in più, non mesi ma 2-3 settimane, probabilmente la dinamica sarebbe stata più favorevole”.

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