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Così le etichette europee penalizzano il made in Italy: un’altra truffa dell’Europa a danno dell’Italia

Pubblicato il 07/09/2022 13:54

C’è un punto sul quale, e verrebbe da dire “Alleluja”, quasi tutte le principali forze politiche italiane si trovano d’accordo: la difesa del made in Italy dal “Nutriscore”, parola che compare nei programmi di molti partiti e che indica un sistema di etichettatura nato in Francia e che piace molto all’Ue. Un meccanismo a semaforo basato sull’analisi dei nutrienti per 100 grammi di prodotto che potrebbe, però, rivelarsi una mazzata devastante per tante nostre eccellenze. Giusto, quindi, che tutti facciano il possibile per difendere gli interessi del nostro Paese. O meglio, quasi tutti.

Sì perché in realtà tra le forze politiche ce n’è una che, di contro, non sembra avere troppa intenzione di muoversi per aiutare le imprese italiane. Parliamo del Terzo Polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi, che nel programma non fa alcun riferimento al contestato strumento. Il tutto nonostante persino Mario Draghi abbia sottolineato in passato, in Parlamento, “la gravità dell’introduzione del Nutriscore per la filiera produttiva agroalimentare italiana”.

Soltanto una dimenticanza, quella degli onorevoli del Terzo Polo? Forse no, considerando come già in passato l’argomento abbia creato imbarazzo. Nel marzo del 2021 aveva fatto discutere non poco la posizione di Walter Ricciardi, responsabile della Sanità del partito di Calenda e consigliere del ministro Speranza, che assieme ad un gruppo di scienziati europei aveva firmato un appello proprio per promuovere il Nutriscore. Italia Viva all’epoca aveva protestato, oggi invece tace.

Il sistema di etichettatura degli alimenti proposto in sede europea dalla Francia come possibile metodo comunitario calcola, tramite un algoritmo, il livello di zuccheri, grassi e sale contenuti in 100 grammi di prodotto e rilascia il verdetto composto da una lettera e un colore secondo la scala semaforica: verde è più sano di rosso. Che il Nutriscore penalizzi i prodotti italiani è opinione condivisa ormai da mesi perché attacca il prodotto preso singolarmente e non inserito all’interno di una dieta bilanciata o una ricetta. Non tutti, però, sembrano volersene accorgere.

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