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Così Arcuri bocciò la proposta di un imprenditore pronto a fornire 10 milioni di mascherine

Telefonate roventi, dai toni concitati. Con protagonisti da un lato Domenico Arcuri, il commissario dei commissari costretto da poco a lasciare il posto di vertice dell’emergenza dopo la fine del Conte bis, e dall’altro Filippo Moroni, imprenditore italiano che nei giorni dell’esplosione della pandemia si era attivato per far arrivare in Italia 50 milioni di mascherine. Il programma Mediaset Le Iene ha reso noto il contenuto di alcune chiamate tra i due, scambi che sollevano più di un interrogativo sull’operato dell’uomo incaricato della gestione della crisi. Soprattutto in considerazione di un’altra vicenda venuta a galla in questi giorni, la maxi-truffa legata all’acquisto di mascherine cinesi, non a norma, per 1 miliardo e 250 milioni di euro.

Così Arcuri bocciò la proposta di un imprenditore pronto a fornire 10 milioni di mascherine

Nelle telefonate di metà marzo 2020, Moroni aveva contattato Arcuri per proporgli l’acquisto di dieci milioni di mascherine in cinque giorni. Prima un contatto mail, poi una serie di conversazioni, con l’imprenditore che esordisce così: “Mi scuso se sto chiamando ogni due minuti, ma non ho ricevuto nemmeno una risposta”. E ancora, con tono sempre più innervosito: “Mi dovete dire. Due minuti fa mi è arrivato il messaggio che abbiamo 200 milioni di richieste di maschere per gli Stati Uniti e 250 milioni per il Brasile. Di fatto loro saturano la nostra capacità produttiva”. Un modo per far capire al commissario la necessità di accelerare i tempi e dare una risposta subito.

Così Arcuri bocciò la proposta di un imprenditore pronto a fornire 10 milioni di mascherine

Arcuri, però, predica calma di fronte alle insistenze di Moroni. Dice di fidarsi dell’imprenditore, definito “un angelo”, ma che le procedure non possono essere così immediate. Servono i pareri dei tecnici, c’è la burocrazia. E così si arriva a una situazione di totale incomunicabilità tra le parti: Arcuri continua a chiedere ulteriori precisazioni, Moroni spiega di aver mandato via mail un preventivo dove è segnalata anche la certificazione delle mascherine da aquistare. “Mi dia qualcuno che sappia fare un bonifico! Mi basta questo! Vi voglio aiutare cazzo”. Alla fine, le richieste scritte rimangono inevase, fino a sparire nel nulla.

Così Arcuri bocciò la proposta di un imprenditore pronto a fornire 10 milioni di mascherine

Telefonate che sollevano più di un interrogativo. Perché, alla fine, Arcuri decise di non ascoltare le proposte dell’imprenditore in un momento di emergenza senza precedenti? E soprattutto, il quesito da un milione di euro: come mai il commissario si mostrò tanto prudente e guardingo nei confronti di Moroni salvo poi affidare una delicatissima operazione di maxi-acquisto di mascherine (72 milioni di pezzi) al giornalista Mario Benotti e altre personalità a lui vicine? Intermediari che non avevano referenze tali da giustificare la loro scelta per la gestione di un passaggio così importante. E che, grazie ai soldi ricevuti per la loro intercessione, hanno comprato ville, auto e case mentre le mascherine arrivate in Italia si rivelavano non a norma. Pagate, oltretutto, a un prezzo molto più alto di quello di mercato.

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