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Coronavirus, 1,5 miliardi di mancati consumi: tante piccole attività a rischio chiusura

Una crisi che difficilmente potrà risolversi in tempi brevi, quella legata al coronavirus. Con effetti che potrebbero essere devastanti sull’economia italiana, che vive un momento di grande incertezza e preoccupazione per un futuro che pare sempre meno roseo. Non aiutano, in questo senso, gli ultimi dati Istat diffusi prima dell’emergenza, quelli che parlano di 40 mila occupati in meno nel Bel Paese. Una frenata molto brusca che frena gli entusiasmi dei mesi precedenti: a pesare è soprattutto la fragilità delle nostre imprese e le difficoltà nel lanciare nuove attività.

Coronavirus, 1,5 miliardi di mancati consumi: tante piccole attività a rischio chiusura

Un quadro quindi già non troppo roseo nel quale ora si dovrà procedere alla conta, che si preannuncia pesantissima, dei danni causati dal coronavirus. Confesercenti ha stimato in queste ore una perdita per 1,5 miliardi di mancate vendite nel giro di 30 giorni, la metà dei quali nell’area della Lombardia, una delle più colpite dalla diffusione del contagio. Il tutto con migliaia di piccole attività di commercio, terziario e artigianato che rischieranno la chiusura.

Coronavirus, 1,5 miliardi di mancati consumi: tante piccole attività a rischio chiusura

Il rischio è che la situazione sfoci in una vera e propria crisi che spingerà le insegne a mettere in atto ogni possibile misura per il contenimento dell’impatto, agendo su leve che potrebbero comprendere anche il personale. Sono rientrate, nel frattempo, le vendite di generi alimentari e di prima necessità, tornate a livelli normali dopo il boom dei giorni scorsi, con l’assalto agli scaffali dettato dall’esplosione della paura per la diffusione del virus. A crescere erano stati anche gli ordini effettuati in rete, con gli ordini che erano di colpo più che raddoppiati.

Coronavirus, 1,5 miliardi di mancati consumi: tante piccole attività a rischio chiusura

A livello nazionale Federdistribuzione parla di cali di fatturato nel settore dell’abbigliamento tra il 20 e il 25%. Simili perdite si verificano anche nel fai da te, nella profumeria, nei mobili e nell’arredamento. Il nord è molto più colpito, con crolli anche del 50%. Un calo al quale si somma l’effetto della chiusura di outlet e centri commerciali dovuto alle ordinanze che ha portato a una flessione dei ricavi del 70%. Con il timore, ancora tutt’altro che tramontato, che i consumi possano ora far registrare una forte flessione.

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