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L’Ema dà il via libera a Novavax: perché è diverso dagli altri e come funziona

Pubblicato il 21/12/2021 08:40

Arriva in Europa il quinto vaccino anti-Covid. L’Ema, l’Agenzia europea dei Farmaci, ha approvato il vaccino della Novavax, prodotto dalla società Usa con sede nel Maryland, chiamato Nuvaxovid (NVX-CoV2373). La Commissione Europea ha già fatto sapere di aver ordinato 27 milioni di dosi che arriveranno nei primi mesi del 2022. Il contratto firmato con Novavax consente poi agli Stati membri di acquistare altri 100 milioni di dosi nel corso del 2022 e del 2023. Ma come funziona questo vaccino? E cosa ha di diverso rispetto agli altri? Come si legge sul Corriere, “il vaccino NVX-CoV2373 contiene un antigene proteico purificato e non può replicarsi né causare Covid”. Che significa? (Continua a leggere dopo la foto)

“Il punto di forza di Novavax è la tecnologia su cui si basa, perché è basato sulla tecnologia delle «proteine ricombinanti», che possono, cioè, assemblarsi per formare particelle simil-virali che inducono il sistema immunitario a produrre anticorpi. È una piattaforma di vaccini ben testata in passato e ora. Il vaccino viene somministrato in due dosi uguali a distanza di 21 giorni e conservato a temperature di frigorifero normali fino a 6 mesi”. Gli effetti indesiderati osservati con Nuvaxovid negli studi sono stati generalmente lievi o moderati e sono stati eliminati entro un paio di giorni dopo la vaccinazione. (Continua a leggere dopo la foto)

I più comuni erano dolorabilità o dolore al sito di iniezione, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa, sensazione generale di malessere, dolori articolari e nausea o vomito. “Non sono stati rilevati episodi della sindrome di Guillain-Barré, di miocardite o pericardite e trombosi immunitaria indotta da vaccino con trombocitopenia durante il periodo di follow-up di sicurezza relativamente breve considerato (di due mesi). Il monitoraggio della sicurezza a lungo termine continua per 24 mesi dopo la vaccinazione iniziale”. (Continua a leggere dopo il video)

Ha spiegato al Corriere Sergio Abrignani, membro del Comitato Tecnico Scientifico (Cts) e Ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano: “È una tecnica utilizzata da più di trent’anni: ha permesso di produrre vaccini oggi usati anche per proteggere i neonati, senza il rischio di effetti collaterali di rilievo: sono quelli contro l’epatite B, il meningococco B, l’herpes zoster e l’Hpv. Può rappresentare un’arma importante verso indecisi e timorosi”.

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