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Il regalo dell’Europa a Big Pharma. Ecco come la von der Leyen ha “venduto” la salute degli italiani

Pubblicato il 06/11/2023 19:10 - Aggiornato il 06/11/2023 20:19

È la prima volta da quasi vent’anni – l’ultima volta fu nel 2004 – che l’Unione europea lavora alla revisione della legislazione farmaceutica, anzitutto stilando una lista di farmaci considerati critici per evitare rischi di carenze, poi riducendo i tempi per le valutazioni e le autorizzazioni per l’immissione in commercio, ma c’è un aspetto in particolare di cui pare essersi accorto solo L’Indipendente. Stiamo parlando di una vera e propria censura da parte di Bruxelles. A soli tre giorni dalla pubblicazione sul sito ufficiale della Commissione, è stato cancellato lo studio indipendente commissionato dal Parlamento europeo, volto a riequilibrare il disallineamento tra le priorità dell’industria farmaceutica e gli obiettivi di salute pubblica: un “disallineamento” di cui abbiamo avuto tragica prova durante gli anni del Covid-19 e che si è espresso nelle misure più folli e antiscientifiche. La vaccinazione a tappeto, con i suoi pesantissimi strascichi, ne è stata solo la prova definitiva. (Continua a leggere dopo la foto)
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Rimosso dopo 3 giorni

A denunciare tale “sparizione” è stato il Forum Diseguaglianze e Diversità (FDD), una fondazione italiana che al suo interno vede soggetti come ActionAid, Caritas Italiana e Cittadinanzattiva. Va da sé che, in vista della nuova direttiva sull’accesso ai farmaci, attualmente in discussione, un tale contributo avrebbe ampliato e migliorato il dibattito. Ma, evidentemente, ai piani alti del Palazzo Berlaymont rivedere il “disallineamento” non era considerata una priorità. E, dopo lo scandalo degli Sms segreti tra Ursula von der Leyen e il Ceo di Pfizer, Albert Bourla, abbiamo contezza di quale sia il modus operandi a Bruxelles, che fa calare la scure della censura a detrimento degli interessi di oltre 500 milioni di cittadini europei. Il rapporto, dal titolo Improving access to medicines and promoting pharmaceutical innovation, pubblicato sul portale ufficiale venerdì 27 ottobre e poi rimosso lunedì 30, lanciava la proposta di un’infrastruttura pubblica per la ricerca su farmaci e vaccini, altresì suggerendo la riduzione della durata dei brevetti. Lo studio, attraverso l’analisi di oltre 230 pubblicazioni e 24 interviste ad autorevoli stakeholder (cinque fra ricercatori e medici, sei rappresentanti dell’industria farmaceutica, otto esperti di sanità pubblica, due dirigenti pubblici e tre esponenti di associazioni in difesa dei pazienti), ha analizzato con rigore vantaggi e svantaggi di cinque policy options per individuare quella più funzionale ad aumentare e facilitare l’accesso ai farmaci in tutte le aree cliniche, soprattutto in quelle dove gli investimenti dell’industria farmaceutica sono insufficienti, e di stimolare l’innovazione, superando gli ostacoli alla circolazione della conoscenza, con lo scopo di riequilibrare il già citato disallineamento tra le priorità dell’industria farmaceutica e gli obiettivi di salute pubblica. (Continua a leggere dopo la foto)
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Foto: Fabrizio Barca, co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità

Gli autori italiani dello studio censurato

Dopo la presentazione a Strasburgo e la discussione con gli europarlamentari presenti, lo studio è stato pubblicato sul sito istituzionale dell’Ue, insieme alle slide di presentazione e a un’intervista all’autrice principale, Simona Gamba. Eppure, già al terzo giorno la ricerca italiana risultava “oscurata”. A fare pressione per l’eliminazione è stata Pernille Weiss, eurodeputata danese del Partito Popolare Europeo, come si apprende. L’ufficio stampa del Parlamento europeo ha, invece, dichiarato che lo studio è stato “erroneamente pubblicato prima della finalizzazione e dell’aggiunta di chiarimenti metodologici”. Oltre alla già citata Simona Gamba, ricercatrice di Scienze delle finanze all’Università degli Studi di Milano, gli autori dello studio, anch’essi economisti italiani, sono Laura Magazzini, professoressa associata di Econometria presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e Paolo Pertile, professore ordinario di Scienza delle finanze all’Università di Verona.

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Il testo accessibile a tutti

“Che uno studio rigoroso commissionato dal Parlamento europeo – lamenta Fabrizio Barca, co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità – che dimostra le debolezze nell’assicurare l’accessibilità e la trasparenza dei prezzi di farmaci essenziali e l’opportunità di ricorrere anche a un’infrastruttura pubblica europea, venga pubblicato e poi cancellato su un sito istituzionale è un fatto in sé sorprendente”. E ancora: “Chiediamo agli europarlamentari di accertare le ragioni di tale decisione e di assicurarsi che essa non derivi da interferenze degli interessi di associazioni dell’industria farmaceutica, cosa che rappresenterebbe una lesione delle procedure democratiche”. Il Forum Disuguaglianze e Diversità ha deciso, comunque, di rendere nuovamente accessibile a tutti il testo della ricerca censurata da Bruxelles.

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