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Cosa ci aspetta dall’1 marzo: la data nera per milioni di italiani

Sono circa 50 milioni le cartelle esattoriali in procinto di partire. Conte se ne è andato, è arrivato il “salvatore” Draghi, ma nulla cambia. È ormai in via di conclusione la scadenza della proroga di sospensione degli atti fiscali: dal primo marzo, quindi, riprenderà a pieno regime il lavoro dell’Agenzia delle entrate, con l’invio delle cartelle esattoriali. Ma proprio a causa dell’ingente numero, si prevedono arrivi più rallentati, con invii distribuiti nell’arco di almeno 2 anni. Tante le pratiche accumulate durante lo scorso anno: si parla 16 milioni per quanto riguarda l’Agenzia delle entrate e 34 milioni per l’Agenzia della riscossione. (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiega Federico Garau su Il Giornale, “ad occuparsi della spinosa questione è la nuova squadra di tecnici costruita dal premier Mario Draghi, il cui compito sarà quello di cercare di rimettere in moto la grande macchina amministrativa, senza però schiacciare definitivamente l’economia del Paese. Questi atti devono ora raggiungere i destinatari, anche se, come anticipato in precedenza, gli invii saranno dilazionati nel tempo. Troppo rischioso inviare in un’unica soluzione tutte le cartelle esattoriali”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Conclude Garau: “Non si tratterebbe solo di una mazzata per i contribuenti, ma inizierebbero a sussistere enormi difficoltà per la stessa amministrazione, che dovrebbe gestire le pratiche in una situazione in cui gli uffici non sono ancora tornati a lavorare a pieno regime. In una premessa del genere sarebbe facilissimo trovarsi in breve tempo in una condizione di autentico caos”. Dal primo marzo, quindi, scatta la mazzata. (Continua a leggere dopo la foto)

Il Presidente Draghi non ha fatto riferimento a questo drammatico problema durante il suo discorso al Senato del 17 febbraio. Ha ottenuto la fiducia: con 304 senatrici e senatori presenti, 262 sono stati i voti favorevoli, 40 i contrari, e 2 gli astenuti. Ha illustrato l’agenda del nuovo Esecutivo, soffermandosi sulle priorità dell’emergenza da un lato, e sulla necessità di affrontare riforme strutturali del Fisco e della Pubblica Amministrazione dall’altro. Ma la Riscossione non è stata nominata: per lui, evidentemente, non fa parte della priorità.

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