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Acqua pubblica, un diritto negato tra le promesse al vento della politica e gli appetiti delle multinazionali straniere

Pubblicato il 22/03/2021 12:53

Oggi, lunedì 22 marzo, viene celebrata la giornata mondiale dell’acqua e noi de ilParagone vorremmo ricordare alcune degli episodi più significativi e lanciare alcune riflessioni per la difesa di questo bene prezioso che deve essere garantito a tutti e deve essere un diritto su cui non speculare.

Sono passati anni da quando quello che una volta poteva essere considerato il Movimento 5 Stelle aveva dichiarato propria la battaglia a difesa dell’acqua pubblica. Ricordiamo ad esempio l’emblematico gesto di alcuni rappresentanti pentastellati che nel 2013 entrarono in Parlamento armati di borracce con la scritta “acqua bene comune”. Gli anni sono passati, ma le promesse sono finite nel vento vergognosamente. Tant’è che l’anno scorso il forum nazionale e il coordinamento ligure dei Movimenti per l’acqua, decise di recarsi a Sant’Ilario, nei pressi della casa del fondatore del Movimento, e restituire simbolicamente la prima delle 5 stelle che rappresentava proprio la battaglia dell’acqua pubblica.

Oltraggiosa la notizia di non molto tempo fa che abbiamo segnalato sull’approvazione di una norma in Piemonte che poneva sul mercato i 67 grandi invasi pubblici da assegnare al migliore offerente, per produrre energia e profitto. E che apriva così l’acqua nelle mire delle grandi corporation, soprattutto francesi, a due passi dalla Regione. L’avvocato Maurizio Montalto aveva spiegato: “Oltralpe, Veolià, il gigante assetato, ha acquistato le quote della concorrente Suez (29,9%) detenute da Engie. Si rafforza fagocitando il suo maggior competitor. Il ministro dell’Economia e finanze Bruno La Maire ha espresso una chiara preoccupazione per la forza prevaricante esercitata dalle proprie corporation entro i confini patri. E al di là ci siamo noi, per nulla preoccupati dell’esposizione delle nostre risorse fondamentali agli appetiti dei colossi dell’ambiente. Eppure le multinazionali galliche hanno già assunto il controllo di gran parte delle nostre fonti d’acqua”.

Oppure ricordiamo la novità lanciata dal Cme Group, la più grande piazza finanziaria di contratti a termine al mondo, che aveva annunciato l’arrivo del primo future (un derivato) sul mondo dell’acqua, che nelle intenzioni del gruppo sarebbe servito ad aiutare le aziende agricole, le imprese, le municipalità a proteggersi da eventuali rischi che potrebbero derivare da un’improvvisa carenza idrica. Ma che dietro questo passaggio nasconde il pericolo. C’è stato chi come Frederick Kaufman, professore della Graduate School of Journalism della City University of New York, ha individuato i primi passi di una gigantesca sciagura: l’acqua che, esattamente come i diamanti o l’oro, diventa una commodity, influenzata dalla speculazione finanziaria e dall’andamento del mercato.

Insomma, tra le promesse della politica non mantenute, gli appetiti delle multinazionali estere che gestiscono e controllano il nostro bene primario e gli allarmi sulla novità che l’acqua venga quotata in borsa e che cada nelle mani oscure delle speculazioni finanziarie, è oggi necessario più che mai che si metta un punto a questo annoso problema. L’acqua non è speculazione, l’acqua è un bene prezioso che deve essere di tutti.